Da quattro mesi sono senza stipendio. E da allora si sentono dire che “arriverà” ma quei soldi non si vedono mai. A sentirsi presi in giro sono i supplenti temporanei ovvero coloro che coprono le assenze dei professori o dei maestri di ruolo assenti perché ammalati o per motivi di famiglia/personali.

Insegnanti con contratti a tempo determinato, a volte di pochi giorni, settimane o per i più fortunati di qualche mese. Docenti che durante il periodo di assunzione sono costretti a partecipare alle riunioni previste come se fossero titolari di quella cattedra. Lavoratori che, tuttavia, non hanno garantito lo stipendio. Ad alzare la voce ancora una volta sono quelli (si calcola che i cosiddetti “temporanei” siano 30mila) che hanno lavorato tra maggio e giugno e a distanza di parecchi mesi non hanno ancora visto un centesimo di euro. Non solo. Si sentono raggirati dal ministero dell’Istruzione dal momento che ogni volta devono credere ad annunci di pagamento che non si verificano.

La vicenda ha inizio a luglio. I docenti in quel periodo ricevono sei righe di comunicazione che citano così: “Il sistema NoiPa potrà iniziare la lavorazione per liquidare la mensilità soltanto quando il contratto passerà nello stato di “autorizzato pagamento” il che avverrà quando il sistema della Ragioneria Generale dopo aver verificato l’effettiva presenza dei fondi autorizzerà il pagamento. Presumibilmente il passaggio da “Autorizzato scuola” ad “Autorizzato pagamento” non è ancora avvenuto per mancanza di copertura dei fondi da parte del Miur sul capitolo di bilancio”. Immediata la smentita del Miur: “I fondi per le supplenze ci sono, nessuna mancanza di copertura sui capitoli di bilancio del Miur. I ritardi relativi al pagamento dello stipendio di maggio e giugno dipendono da un problema procedurale in via di risoluzione. I pagamenti saranno effettuati entro il 20 luglio”.

Alla prova dei fatti, il 20 luglio, le tasche di molti docenti supplenti sono rimaste vuote. Solo alcuni sono stati pagati. A questo punto l’esercito dei supplenti ha atteso fino ad oggi ma ora si è sentito di nuovo preso in giro.

“Sulla piattaforma “Istanze online” nei primi giorni di agosto – spiega Maria Santa Lapunzina docente di scuola secondaria – spuntava la dicitura “incarico NoiPa” che faceva ben sperare. Nei giorni scorsi ci siamo accorti che i nostri contratti sono retrocessi allo stadio anteriore “Da autorizzare Dsga”. È come se non fossero stati autorizzati al pagamento dalla scuola ma questo non è vero. Ho chiamato la ragioneria territoriale di Bari ma a loro non risultano pagamenti a mio carico. Mi hanno detto che può essere un errore tecnico oppure mancano i fondi. Siamo alle solite…”. È così anche per Silvia Barbieri che vive in Toscana: “Ho lavorato da ottobre fino a giugno percependo lo stipendio fino a maggio ma poi più nulla. Il sistema dice che la scuola è autorizzata ma dal 2 agosto è spuntata una dicitura diversa: manca l’autorizzazione del Miur. Anche la ragioneria di Lucca dice che l’istituto ha autorizzato ma manca l’ok del ministero. Mi sa che salta anche la settembre. Che dobbiamo fare?”. Dalla Toscana alla Sardegna: Valeria Cau, 30 anni, di Oristano. Insegnate delle medie e delle superiori di disciplina pittorica non ha visto un solo euro. “È una situazione catastrofica. Mi ritrovo a casa dei miei genitori alla mia età perché non ho scelta. Ho iniziato le prime supplenze a gennaio, mi hanno pagato in estremo ritardo ma sono arrivati. Stavolta non si vede un centesimo”.

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