Michele durante le vacanze non ha letto nessun libro e non ha scritto nessun pensiero sulle vacanze trascorse”. Ecco la nota. Ecco la maestra dalla penna rossa. Ecco la scuola. La fotografia che vedete della nota, scritta con tanto di biro rossa dalla solerte insegnante, mi è stata inviata via Facebook dalla nonna di questo bambino.
Michele ha 6 anni è in seconda elementare. Compirà sette anni proprio questa settimana (Auguri!).

E’ tornato in classe, come tutti gli altri bambini, con il volto spensierato, un po’ allegro, un po’ nostalgico per le vacanze passate. Forse si aspettava di incontrare una maestra che lo avrebbe accolto, che gli avrebbe chiesto di parlare in aula dei mesi estivi. E invece ha trovato una “maestrina” che lo ha mortificato da subito. Nota! 

Mi piacerebbe guardarla negli occhi, questa collega, e farle qualche domanda.

1) A chi volevi parlare, cara maestrina dalla penna rossa? Ai genitori di Michele? Secondo te non lo sanno che Michele non ha scritto alcun pensiero? Ti sei chiesta perché? Non valeva la pena scrivere una mail alla mamma o al papà di Michele? Parlare con questi genitori?

2) Hai guardato negli occhi Michele, mentre scrivevi quella frase sul suo diario? Cosa avrà pensato quel bambino di te? Gli hai spiegato cos’hai scritto? Ti sei domandata come si è sentito Michele?

3) Cara maestrina, cosa speri di ottenere con quella nota? Il pensierino di Michele? Un papà e una mamma che prenderanno per le orecchie il povere Michele? Un mea culpa di quei genitori?

4) Nella prima settimana hai già dato una nota. Quante ne darai quest’anno? Il tuo essere insegnante (composto di “in”- “segnare”, dal latino), il tuo lasciare una traccia è questo? Lasci “segni” sul diario? Pensi che sia questo il valore di una maestra?

5) Hai mai preso una nota all’età di Michele? Te la ricordi?

Al di là di queste cinque domande, che non avranno risposta, il tema vero è che nella nostra scuola ci sono ancora maestri che usano questo mezzo per punire: la nota, pensando che possa educare. E’ la scuola di mio padre, di mio nonno. E’ una bestemmia pedagogica l’uso del diario per scrivere, esercitando chissà quale potere, la reprimenda.

Di tanto in tanto le leggo: “Marco non ha portato il quaderno”; “Oggi in classe Laura ha litigato con Claudia”; “Matteo ha risposto male alla maestra”.
La nota è il simbolo del fallimento della scuola. La maestra che non trova il libro, il quaderno, il compito, in quel momento deve giocare “alto”: deve riconquistare Marco, Michele, Laura, entrando in scena. Facendo loro capire l’importanza di quel quaderno, dialogando davanti ad un conflitto, dando loro l’opportunità di capire il valore di un “litigio”, se gestito.

Facciamo una riforma piccola piccola per cambiare le nostre scuole: eliminiamo le note, oppure diamole alle maestre e ai maestri che le usano!

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