Marine Le Pen è ufficialmente indagata per la vicenda degli assistenti al Parlamento europeo: è quanto si apprende al termine dell’interrogatorio della leader del Front National dal giudice Renaud Van Ruymbeke, presso la Parigi. L’avvocato della leader del partito di estrema destra, Rodolphe Bosselut, ha reso noto che Le Pen è stata incriminata per “appropriazione indebita in Francia”, in relazione alle indagini su un impiego retribuito con fondi pubblici provenienti da Bruxelles.

Le indagini riguardano l’impiego che il numero uno del FN, per il periodo in cui è stata eurodeputata dal 2009 al 2016, ha attribuito al suo capo di gabinetto, Catherine Griset, e il suo bodyguard, Thierry Ligier, con fondi destinati agli assistenti parlamentari. Secondo la procura, Griset non avrebbe svolto le funzioni previste per questo impiego. I due sono sospettati di aver lavorato per il partito, su territorio francese, e non a Bruxelles e Strasburgo. Il legale della Le Pen ha spiegato che la sua assistita, “conformemente agli impegni presi in campagna elettorale, si è recata alla convocazione dei magistrati che la hanno, come atteso, incriminata”.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Grecia, Atene sommersa di spazzatura: netturbini in sciopero da 13 giorni contro la privatizzazione del business

prev
Articolo Successivo

Marocco: nella Rif, la regione che lotta per il lavoro e non per l’indipendenza

next