Molti anni fa Fulco Pratesi, allora presidente del Wwf, teneva una rubrica su un settimanale e ricordo che un giorno affermò che per risparmiare acqua sarebbe stato bene fare un’unica doccia in famiglia. L’affermazione mi rimase impressa: un po’ era chiaramente una provocazione, un po’ era anche un reale invito. Certamente raggiungeva lo scopo di farci ragionare sui nostri sprechi quotidiani dell’oro blu: l’acqua. L’acqua è un po’ come la salute: ti rendi conto della sua importanza quando manca. Come in questo periodo di tremenda siccità. Che sia colpa nostra, come penso, o che non lo sia: la sostanza non cambia. L’Italia si sta africanizzando, e bisognerebbe trarne le dovute conseguenze, piuttosto che continuare a vivere alla giornata e di espedienti che lasciano il tempo che trovano.

Certo, nel nostro piccolo, noi potremmo stare più attenti al consumo del bene. Non scendo nei particolari, ma sicuramente ciascuno di noi se ragionasse sull’effettiva esigenza che ha, potrebbe risparmiare molto, anche senza arrivare a fare la doccia comunitaria. Secondo l’Istat ogni italiano consuma mediamente 245 litri di acqua al giorno: non pensate siano un po’ eccessivi?

Questo potremmo fare operando direttamente. Ma indirettamente potremmo anche mangiare meno carne, o non mangiarne. Punto. A parte il discorso etico, è arcinoto come mangiando carne ci si renda responsabili di diversi “crimini” ambientali, come ci ricorda Slow Food, e fra essi proprio il consumo di acqua, posto che si calcola che in un allevamento convenzionale siano necessari circa 15.500 litri di acqua per ottenere un chilo di carne di vitello, calcolando quanta ne serve per allevare gli animali e per irrigare i campi in cui si coltivano i mangimi.

Ma potrebbe e dovrebbe sicuramente fare di più la mano pubblica. Secondo il rapporto Istat presentato nel marzo di quest’anno per la Giornata mondiale dell’acqua, in Italia nel 2015 è andato disperso il 38,2% dell’acqua immessa nelle reti di distribuzione dell’acqua potabile. La perdita giornaliera reale ammonta a circa 50 mc per ciascun chilometro delle reti di distribuzione: un volume che sarebbe in grado di soddisfare le esigenze idriche medie annuali di 10,4 milioni persone.

Poi si potrebbe toccare nelle tasche il cittadino. Secondo il Censis in Italia l’acqua costa 85 centesimi al giorno per famiglia, dato che in media una famiglia di tre persone con un consumo annuo di 180 metri cubi spende 307 euro all’anno, cioè 25,6 euro al mese. Si tratta dello 0,9% della spesa media mensile di una famiglia. Tanto per fare un paragone, in Francia si spendono 700 euro, in Austria, Germania e Regno Unito 770 euro.

Infine, ma non per ultima, una provocazione: mettere una moratoria sulla apertura di nuovi campi da golf. Realizzare campi da golf con relativo consumo stratosferico di acqua nelle regioni più assetate d’Italia e spesso con contributi pubblici come avviene in Sicilia, non è solo un crimine ambientale ma anche uno schiaffo al comune buonsenso.

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