La notizia della radiazione del dottor Roberto Gava (che ho avuto occasione di conoscere ed apprezzare) dall’Ordine dei Medici di Treviso mi ha personalmente profondamente colpito e turbato ed intendo innanzitutto esprimergli pubblicamente la mia personale solidarietà, in quanto fra l’altro anche lui blogger del Fatto Quotidiano.

La radiazione è l’atto più pesante che un Ordine possa adottare nei confronti di un proprio inscritto ed a cui si ricorre in casi rarissimi e di conclamata gravità: nel caso ad esempio di ogni abuso o mancanza nell’esercizio professionale e nei casi in cui il professionista abbia compiuto atti disdicevoli al decoro professionale. Non mi risulta che il dottor Gava si sia macchiato di tali nefandezze, ma che si sia limitato ad esprimere valutazioni critiche sulle modalità con cui vengono attuate e implementate le pratiche vaccinali nel nostro paese: si può essere più o meno d’accordo con le sue tesi, ma censurare chi esprime opinioni che si discostano da quelle ufficialmente accettate non è, a mio avviso, ammissibile.

Del resto a più riprese il dottor Gava ha richiesto e sollecitato un confronto sulla questione non solo al proprio Ordine, ma allo stesso Iss senza mai – a quanto mi risulta – ricevere risposta. Una lettera aperta da lui inviata nel 2015 al Direttore dell’Iss esordiva in questo modo: “Oggigiorno, un qualsiasi medico dotato di buon senso e di un minimo di conoscenza scientifica non può essere contro le vaccinazioni pediatriche e infatti conosciamo tutti l’utilità di questa pratica sanitaria” per cui credo che nessuno possa in buona fede accusarlo di essere un “antivaccinista” per principio. Non avevo sottoscritto questa lettera (cosa fatta peraltro da altri 120 colleghi) perché non tutte le affermazioni ivi contenute mi convincevano, ma credo che a nessuno debba essere negata la possibilità di un confronto serio e scientificamente fondato su questioni di così grande impatto per la salute pubblica.

Sia chiaro: non è mia intenzione entrare nel merito del problema, anche perché mi occupo ed ho approfondito il tema dei rischi ambientali ma intendo esprimere il mio dissenso su questa modalità di procedere nei confronti di un collega, modalità che ritengo inaccettabile per il paese democratico in cui vorrei vivere.

Credo sia innegabile che intorno alla questione vaccini ci sia una sorta di “opacità” e che si respiri un clima di “caccia alle streghe” nei confronti di chi esprime – anche solo velatamente – perplessità e dubbi; questo mi preoccupa profondamente perché la scienza non ha verità precostituite ed il confronto fra pari non dovrebbe mai spaventare nessuno. L’impressione complessiva è che su questo tema non ci sia adeguata trasparenza, ma non credo sia con obblighi, imposizioni dall’alto o atti coercitivi che si costruisce la credibilità della classe medica e quel rapporto fiduciario su cui dovrebbe fondarsi la relazione medico-paziente.

Certamente vorrei che lo stesso fervore usato per proteggere la salute dei bambini grazie ai vaccini venisse manifestato anche per proteggerli dai rischi ambientali.

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