È il primo caso in italia. Grazie a una delibera approvata dal consiglio dell’Ordine degli Architetti, a Bergamo è possibile richiedere il timbro professionale con la dicitura di “architetta“, al femminile. La richiesta era partita dall’architetta Silvia Vitali, sostenuta dalle colleghe Francesca Perani e Mariacristina Brembilla. Vitali spiega che, con la sua decisione, l’Ordine aderisce “a una visione meno sessista, condivisa ormai da numerosi settori della società, dalle istituzioni di numerosi paesi europei nonché recentemente dall’Accademia della Crusca. Una visione – continua Vitali – dove la donna non rimane più nascosta all’interno del genere grammaticale maschile”.

“La dicitura ‘architetta’ – spiega Vitali all’edizione bergamasca del Corriere della Sera – può creare una certa difficoltà all’inizio. Anche le donne stesse faticano a dirlo con naturalezza. Ma è una questione di cultura e di abitudine, come ci stiamo abituando alle parole ‘sindaca‘ e ‘assessora‘”. Brembilla aggiunge che “chiamarsi architette è anche una provocazione, ma lo spirito dell’iniziativa è fare cultura attraverso il linguaggio. Ad oggi, a Bergamo e in tutta Italia, poter parlare di architette aiuterà le nuove progettiste a riconoscersi in un ruolo ricoperto ma ancora poco rappresentato”.

Perani spiega che “troppo spesso la composizione di giurie o commissioni istituzionali non risulta equamente rappresentativa”, e per questo “le laureate non hanno una figura di riferimento a cui aspirare. Questo non incentiva le giovani a insistere in una professione complessa, dove si incontrano diverse difficoltà“. Quindi ““l’uso non discriminante dei titoli professionali in riferimento alle donne è un risultato importante, perché l’appropriazione declinata di un appellativo favorisce la consapevolezza di un mondo più equo e diversificato a favore delle nuove generazioni”.

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