Ammalati psichiatrici gravi, violenti e socialmente pericolosi vagano nel territorio“. Le parole sono del presidente del tribunale di sorveglianza di Catania, si riferiscono a quanto accade nella provincia etnea, ma sono lo specchio di una situazione su scala nazionale descritta in un monitoraggio condotto dal Csm. Oggetto del lavoro sono le Rems, ovvero le residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza nate con la chiusura degli Ospedali psichiatrico giudiziario (Opg): strutture che, in molte parti d’Italia, sono piene. Risultato: responsabili anche di “gravissimi reati di sangue”, ma prosciolti per infermità mentale, vagano liberi in alcune zone del Paese perché non c’è posto nelle Rems.

Il quadro preoccupante, come detto, emerge da un monitoraggio condotto dal Consiglio superiore della magistratura, che ha raccolto informazioni sugli effetti della riforma dai vertici degli uffici giudiziari. Il problema della carenza di posti in queste strutture, con l’inevitabile formazione di liste d’attesa per l’accettazione di nuovi pazienti, è diffuso. Ma in certe realtà è una vera emergenza. Come nel distretto di Catania: l’unica Rems, a Caltagirone, ha appena venti posti letto a disposizione, già da tempo occupati con ammalati psichiatrici provenienti in gran parte dalle vecchie strutture carcerarie abolite. Il risultato di questa situazione lo descrive proprio il presidente del tribunale di sorveglianza: “Vagano nel territorio ammalati psichiatrici gravi, violenti e socialmente pericolosi”, per i quali è stato disposto il ricovero nelle Rems, “in attesa che si rendano disponibili posti” presso queste strutture.

È allarme anche in Puglia, una regione popolosa ma che dispone soltanto due Rems per un totale di appena 38 posti. La loro limitatezza è fonte di rischio, segnala il Pg di Bari, perché si traduce nella “presenza sul territorio di soggetti autori anche di gravissimi reati di sangue che, affetti da patologie psichiatriche anche valutate di alta pericolosità, non sono stati ricevuti da alcuna Rems per indisponibilità di posti una volta recuperata la piena libertà”. Pure a Napoli per carenza di disponibilità di posti sono “molte” le misure di sicurezza in attesa di esecuzione. Ma così, rileva il presidente del tribunale, “non si riesce né a garantire la cura della malattia psichiatrica né ad assicurare la difesa sociale”. Criticità analoghe si registrano a Roma, dove il presidente del tribunale avverte: il ritardo nell’esecuzione delle misure di sicurezza espone a “gravi pericoli” la collettività e le vittime di reato. E a Firenze, dove “l’indisponibilità di un sufficiente numero di posti nelle strutture esistenti nel territorio toscano – nota il Pg – impedisce di procedere all’applicazione della misura, rimasta in diversi casi inseguita per non breve tempo”. Non solo posti contingentati: nelle Rems c’è anche un problema di inadeguatezza della sorveglianza interna e esterna. A Caltagirone ci sono state aggressioni al personale infermieristico ed “episodi di allontanamento dalla struttura degli ospiti ricoverati”, come segnala il Pg di Catania. E altre tre fughe (ma gli ospiti sono stati poi rintracciati) si sono verificate a Bologna.

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