Giovanni F. ha 12 anni ed è sieropositivo dalla nascita. Il virus glielo ha trasmesso sua mamma. Eppure Giovanni F. non è presente alla Feltrinelli di Milano alla presentazione del suo libro “Se hai sofferto puoi capire”. “Non è qui perché se dicesse di essere sieropositivo avrebbe difficoltà ad essere accettato”, racconta Francesco Casolo, scrittore che ha dato vita al volume di Chiarelettere insieme al 12enne. La storia di Giovanni, e degli altri minori in cura al reparto di Infettivologia pediatrica dell’ospedale Sacco di Milano, è quella di ragazzi costretti a non rivelare a nessuno la loro condizione. “C’è chi teme che toccandoli possano essere infettati – racconta Simona Trotta, psicologa e psicoterapeuta del reparto di pediatria del Sacco – e dirigenti scolastici che gli hanno impedito di andare in gita con la loro classe”. Eppure, anche se i numeri dei sieropositivi nella fascia di età 16-24 e dopo i 40 anni sia in costante aumento, “sono anni che non c’è più alcuna educazione alla prevenzione”, continua Angelo Ascari, medico volontario dell’ospedale milanese. Un clima di ignoranza a cui Giovanni F. non si arrende. “È determinato ad essere accettato – continua Casolo – come dice lui: ‘Io sono un guerriero, quindi non ho alcuna intenzione di perdere”.

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