“Le parole sono importanti” diceva Nanni Moretti nel suo film Palombella Rossa (1989). Oggi non meno di ieri, soprattutto quando le parole servono a dare speranza ai giovani del Sud o a costruire concretamente nuove opportunità d’investimento per un Paese allo stallo da anni. La realtà è molto diversa dal proclama governativo dello scorso giugnoi veri finanziamenti privati e i reali posti di lavoro sembrano spostarsi da un’altra parte

Questo è il prologo di una favola triste, quella che inizia mesi fa con una stretta di mano tra il nostro Matteo Renzi e Tim Cook, ceo della nota multinazionale Apple. Stretta di mano a sigillo diun accordo che sanciva la nascita di un nuovo centro per sviluppatori a Napoli, nel cuore del Mezzogiorno d’Italia. Un bellissimo progetto, senza dubbio, ma a uno storyteller gli applausi e un pubblico ammaliato non bastano mai, allora bisogna usare più parole o annunci più roboanti: 600 posti di lavoro, un segnale di importante ripresa per l’intero assetto nazionale, i “big” mondiali dell’hi-tech investono nel nostro Sud.

E giù tutti a battere le mani e sognare. Apple investe i suoi soldi a Napoli, i nostri ragazzi hanno finalmente un futuro nella loro città. La verità però non è esattamente questa o meglio il finale della favola è diverso da quello che all’inizio ci avevano fatto immaginare.

Non voglio mettere in discussione le intenzioni e la bontà del progetto di Apple in Italia, ma come la stessa azienda chiarisce in un comunicato “il polo di Napoli è pensato a tutti gli effetti come un centro studi, in grado di fornire agli studenti competenze pratiche e formazione sullo sviluppo di app iOS per l’ecosistema di APP più innovativo e vivace al mondo”, nella prospettiva di “sostenere gli insegnanti e fornire un indirizzo specialistico preparando migliaia di futuri sviluppatori a far parte della fiorente comunità di sviluppatori Apple”.

Si parla dunque di un semplice (solito?) progetto di formazione e non di nuovi posti di lavoro e si viene a sapere per giunta che le borse di studio per gli studenti sono finanziate dalla Regione Campania. Dunque chi ha fatto l’affare? Il Mezzogiorno d’Italia o la multinazionale di Cupertino che grazie a questa Academy si ritroverà a disposizione un esercito di apprendisti sviluppatori di app formati su misura – e a spese della Regione – (senza neanche avere poi l’obbligo di assumerli)?

Non parliamo nemmeno di costi tanto irrisori: l’importo che la Regione erogherà per le borse di studio dovrebbe essere pari a circa sette milioni di euro. Oltretutto le procedure di selezione degli studenti non sono state rese sufficientemente trasparenti e, soprattutto, non è stata fatta chiarezza riguardo ai meccanismi di assorbimento delle risorse, al termine del programma formativo, in eventuali realtà professionali o aziendali. Come sempre più spesso accade nel nostro Belpaese, bastano pochi mesi per capire che, in qualità di cittadini, siamo costretti a ridimensionare, di molto, le nostre aspettative rispetto a quanto il governo ha promesso.

Sul tema del digitale le promesse si sprecanocentinaia di fantasiosi campioni digitali (che poi spariscono)pomposi Team per la Trasformazione DigitaleFoia e trasparenza (alquanto opaca in verità)Spid con il motore ingolfato per ogni cosa una bella storia, tanta euforia, promesse di rivoluzioni e cambiamenti. Poi, come sempre, tocca mettere i piedi per terra e capire che nulla è cambiato se alle parole non seguono i fatti

Giusto per fare un altro esempio, che riguarda proprio le tante promesse dell’Agenda Digitale italianail 2016 era stato solennemente presentato come l’anno dell’abbandono della carta nelle PA: entro l’agosto del 2016 ogni PA italiana avrebbe dovuto archiviare digitalmente l’esistente creare tutti i nuovi documenti nel solo formato elettronico. In due parole: “digital first”. Poi con le ferie estive (a settembre dello scorso annoè intervenuta una proroga di quattro mesi (che scadeva appunto un paio di giorni fa) a rimandare ulteriormente cioè che si attende ormai da anni. Qualcuno lo sa tutto questoSa che il percorso che dovrebbe portarci verso l’innovazione è stato nuovamente e misteriosamente interrotto? Purtroppo certe cose si dimenticano troppo facilmente nel nostro Paesedove si è sempre a caccia di novità da raccontare, anche a scapito della verità.

Chi parla male, pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti!

Il Fatto di Domani - Ogni sera il punto della giornata con le notizie più importanti pubblicate sul Fatto.

ISCRIVITI

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Unicoop Tirreno, chiusure e 600 esuberi. Sindacati: “Mattanza occupazionale a causa della cattiva gestione”

next
Articolo Successivo

Piacenza, Alibaba vuole costruire uno stabilimento. Ambientalisti e sindacati: “Sfruttamento del suolo e del lavoro”

next