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La diagnosi dei medici partenopei, che si rivelerà poi corretta, parla di possibile forma di “immunodeficienza combinata grave”, la Scid, (dall’inglese Severe combined immunodeficiency disease), una malattia ereditaria che spunta le armi della piccola Ariel, esponendola alle infezioni esterne.

La patologia di Ariel è una delle cosiddette malattie rare: ha una frequenza di un caso su 50mila, ed è caratterizzata dall’assenza di alcune delle sentinelle dell’organismo, i linfociti T periferici, che porta a infezioni respiratorie gravi già a pochi mesi dalla nascita, e a ritardo della crescita. “È al Santobono che io e mia moglie scopriamo di essere portatori sani di questa malattia – spiega il papà di Ariel -. Ed è grazie ai medici di Napoli che sentiamo per la prima volta il nome del professore Locatelli. Non posso dimenticare il giorno del nostro primo contatto con lui. È il primo maggio. Scrivo una mail al professore. E, nonostante il giorno di festa, dopo mezz’ora ricevo una sua telefonata. Ci comunica che il giorno dopo ci aspetta a Roma, e che per i bambini si lavora anche il giorno di Natale. Parole – sottolinea Mauro – che mi sono rimaste impresse”.

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Trapianto midollo, “azzerata mortalità bambini con immunodeficienze primitive” grazie a nuova sperimentazione salvavita

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