L’aspetto che più sorprende della campagna elettorale statunitense è che palesemente la Clinton e i suoi sostenitori non sembrano avere sostanziali argomentazioni se non quella che fa leva sul fatto che non deve vincere Trump. Come se, appunto, la sola ragione del programma della Clinton fosse quella secondo cui scaturirebbero disastri dall’eventuale vittoria del suo rivale.

Intanto, però, i disastri veri li abbiamo visti, a oggi, combinati dalla Clinton e non da Trump, che non ha ancora governato in alcun modo. Chi scrive non è affatto un sostenitore di Trump. E come si potrebbe, d’altro canto, essere sostenitori di un simile personaggio, con tutti i limiti e le contraddizioni che il sistema mediatico non ha mancato di mettere in rilievo?

Non di meno, chi scrive è anche pronto ad avventurarsi a sostenere che peggio di Trump potrebbe esservi solo la Clinton. La quale – lo sappiamo – è aperta sostenitrice dell’ultraliberismo imposto da quei trattati di “libero scambio” che vanno palesemente a nocumento dell’Europa e segnatamente dell’Italia e della sua rete di microimprese destinate a essere letteralmente schiacciate dalle multinazionali.

Ancora, la Clinton è – chi ancora non lo sa? – rappresentante dei poteri forti, delle élites neo-oligarchiche e dell’aristocrazia finanziaria, ossia della global class che dopo la data-sineddoche del 1989 regge il pianeta senza opposizione reale.

Basti qui rammentare, en passant, che i maggiori finanziatori della campagna elettorale della Clinton rispondono ai nomi di Goldman Sachs, JP Morgan e George Soros, il “generoso” e filantropo finanziatore delle “rivoluzioni colorate” che hanno destabilizzato i governi non ancora allineati con l’ordine mondiale monopolare a stelle e strisce.

Né deve essere obliato il fatto che la Clinton, per sua esplicita ammissione, desidera incrementare l’“interventismo” (si legga “imperialismo”) americano negli altri paesi: fu la Clinton, nel 2011, a spingere Obama a unirsi al criminale bombardamento della Libia di Gheddafi. E fu sempre la Clinton a giubilare indegnamente al cospetto della notizia della morte di Gheddafi. Furono, ancora, lei e il suo entourage a fare pressioni perché si intervenisse militarmente in Siria per le famose armi chimiche in realtà inesistenti (in quell’occasione, per fortuna, la ebbe vinta Obama e non vi fu l’intervento).

Insomma, lo ripeto: peggio di Trump solo la Clinton. E non caschiamo nel gioco del circo mediatico, che ci presenta la Clinton come sola possibilità per evitare Trump. Perché, forse, almeno in questo caso, è vero il contrario.

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