Cultura

Santarcangelo dei teatri 2016, il festival che si riappropria degli spazi abbandonati in un viaggio tra realtà e finzione

In provincia di Rimini 170 appuntamenti, molti dei quali gratuiti, distribuiti in dieci giorni. Il risultato è “un'invasione” pacifica e artistica di strade, parcheggi, piazze e luoghi abbandonati di questo angolo dell'entroterra romagnolo, a cavallo tra il mare e la collina

di Giulia Zaccariello

Un percorso tra realtà e finzione, tra arte e vita, tra passato e presente, tra oscurità e luce, dentro e fuori di sé. È il viaggio proposto dalla 46esima edizione del Festival internazionale del teatro di Santarcangelo di Romagna, nel riminese, ormai diventato uno degli appuntamenti culturali più importanti dell’estate romagnola. Dieci giorni di spettacoli e anteprime di artisti europei e non, ma anche di installazioni visive, concerti, film, laboratori, incontri, con un programma specifico dedicato ai ragazzi (intitolato “Attraverso lo specchio”).

In tutto 170 appuntamenti, molti dei quali gratuiti, distribuiti in dieci giorni (si chiude il 17 luglio). Il risultato è “un’invasione” pacifica e artistica di strade, parcheggi, piazze e luoghi abbandonati di questo angolo dell’entroterra romagnolo, a cavallo tra il mare e la collina. “Una appropriazione degli spazi – la definiscono gli organizzatori – nel nome della creatività artistica”.

L’inaugurazione è affidata a una vero e proprio rituale: l’appuntamento è per venerdì 8 luglio allo sferisterio, con l’accensione delle forme di fuoco di Lumen, lavoro firmato da Luigi De Angelis, insieme a Emanuele Wiltsch Barberio e Giorgio Andreatta Calò, in cui il regista mette a frutto le sue ricerche sullo sciamanesimo e la musica trance. Sempre allo sferisterio, sabato 9 luglio, eroi mitologici si affronteranno per la conquista del monte Olimpo, in una delle fasi della lavorazione del film del collettivo Zapruder, dedicato alle fatiche di Ercole.

Tema ricorrente nel cartellone di questa edizione è la notte. I due spettacoli di apertura e chiusura appaiono come “un invito ad attraversare il tempo della notte, luogo del sonno e del sogno”. Si parte il 10 e l’11 luglio con La nuit des taupes (Welcome to caveland!) di uno degli artisti più interessanti della scena europea, Philippe Quesne. Il progetto si ispira al tema della notte e rivisita il mito della caverna di Platone, con degli uomini talpa. Mentre il 16 e il 17 luglio il coreografo svedese Marten Spangberg torna a Santarcangelo (aveva già partecipato due anni fa) con Natten (Notte), uno danza notturna che coinvolgerà gli spettatori fino e oltre l’alba. Anche in questo caso si tratta di un’anteprima italiana. Il regista e performer Zachary Oberzan si dedica invece sul buio interiore, e con Tell me love is real (in programma il 9 e il 10 luglio) evocherà alcuni personaggi della cultura e dello spettacolo, vere e proprie icone da “genio e sregolatezza” come Bruce Lee, Whitney Houston, e Leonard Cohen.

Sempre alla notte si ispira il lavoro dell’iraniano Amir Reza Koohestani, Hearing (15 e 16 luglio) che vuole esplorare le ambiguità che emergono dopo il tramonto, in un collegio femminile a Theran, quando una ragazza sente o crede di aver sentito una voce maschile provenire dalla stanza della compagna. Tornano poi anche in questa edizione le “azdore” dell’artista svedese Markus Öhrn, che nel 2015 aveva trasformato delle tranquille signore di mezza età da angeli del focolare a “massaie black metal” pronte a sfasciare tutto. Il 15 luglio, con chitarre, sintetizzatori e microfoni le azdore saranno per una notte le regine della musica noise.

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