A cinque anni dal suo ultimo lavoro alla regia e dopo aver prodotto con successo il fenomeno web dei The Pills e il film Smetto Quando Voglio, Matteo Rovere torna dietro la macchina da presa per dirigere Veloce come il vento il suo terzo lungometraggio. Reduce dalla regia di due film come Gli sfiorati tratto dall’omonimo romanzo di Sandro Veronesi e Un gioco da ragazze, il suo esordio, sceneggiato a partire dal libro di Andrea Cotti, questa volta il regista romano si è liberamente ispirato alla vita del pilota di rally Carlo Capone per regalare al pubblico un vero film sulle corse automobilistiche, ad altissimo tasso adrenalinico.

Basta soltanto citare le location delle riprese del film, che si sono svolte tra Imola e Matera e nei circuiti di Vallelunga e di Monza per destare l’attenzione di tutti gli appassionati di Gran Turismo. La storia è quella di Giulia De Martino, interpretata dalla splendida Matilde De Angelis, giovane adolescente con la passione per i motori che da sempre le scorre nelle vene. Un fatto inevitabile visto che Giulia ha alle spalle una famiglia che da generazioni sforna campioni di corse automobilistiche. Lei stessa è una pilota, un talento eccezionale che a soli diciassette anni partecipa al Campionato GT, sotto la vigile guida del padre Mario che morirà proprio al termine di una gara, come vediamo già nelle prime scene del film. La giovane protagonista a questo punto si ritroverà con una madre che l’ha abbandonata, un fratello minore di cui è rimasta l’unica a prendersi cura e gli svariati debiti da dover ripagare.

La clip in esclusiva per il Fatto.it

Come se non fosse abbastanza nella sua vita piomberà suo fratello Loris, a cui presta il volto un irriconoscibile Stefano Accorsi, ex brillante pilota, ora tossicodipendente e totalmente inaffidabile. Per non dover abbandonare la casa in cui entrambi sono cresciuti, i due si troveranno a dover convivere e, inaspettatamente, anche a lavorare insieme, in un susseguirsi di adrenalina ed emozioni che farà scoprire loro quanto sia difficile e importante provare a essere una famiglia. L’idea di trasporre sul grande schermo questa storia è nata qualche anno fa dall’incontro tra Antonio Dentini, un vecchio meccanico esperto di preparazione di motori da rally e Matteo Rovere. Tra i tanti racconti di Dentini il regista è rimasto colpito in particolare dalla vicenda di Carlo Capone, dalla sua storia, dal suo passato e dalla curiosità di sapere chi fosse oggi. Da quel racconto, insieme agli sceneggiatori Filippo Gravino e Francesca Manieri, è partita l’idea del film. “La vita di Capone, campione talentuosissimo e irregolare del mondo del rally è ai limiti dell’incredibile. Noi lo abbiamo voluto ricordare e omaggiare attraverso il nostro racconto. Dopo aver lasciato la carriera da pilota, negli anni ’90, Capone aveva accettato di lavorare come trainer per una pilota, mentre tragicamente scivolava nel tunnel della dipendenza, e così abbiamo deciso di prendere questi personaggi veri e costruirci attorno una vicenda di fantasia ispirata alla loro storia” racconta Rovere che per la parte del protagonista ha fin da subito pensato a Stefano Accorsi.

L’attore bolognese torna sul grande schermo a due anni da La nostra terra di Giulio Manfredonia e per questo ruolo ha dovuto perdere ben 11 chili e si è sottoposto a un enorme lavoro di preparazione fisica. “Ha messo per giorni la sveglia alle tre di mattina per sembrare più emaciato e sfatto, oltre a farsi crescere i capelli” ha raccontato Rovere. Un film che è stata una sfida quindi e non solo per Accorsi ma anche per il regista e per Domenico Procacci che ha prodotto il film con la sua Fandango insieme a Rai Cinema. “Veloce come il vento” arriverà dal 7 aprile al cinema con 01 Distribution e IlFatto.it ve ne propone una clip in esclusiva.

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