Chiusa per campagna mediatica avversa. E’ finita così, dopo neanche due anni di vita, la storia imprenditoriale della Party srl, società di amministrazione di condomini e gestione di beni immobili per conto terzi con sede a Rignano sull’Arno il cui nome ha acquistato notorietà per via dei suoi soci e vertici. L’amministratore unico, infatti, è Laura Bovoli, madre del premier Matteo Renzi, mentre il 40% delle quote della Party è di Tiziano, il padre del presidente del Consiglio. Un altro 40% è in mano alla Nikila Invest di Ilaria Niccolai, che oltre ad aver rilevato lo storico palazzo del Teatro comunale di Firenze e l’altrettanto storico Caffè Rivoire, figura tra i protagonisti del recente piano di espansione di The Mall, l’outlet della moda di Leccio Reggello, in cui lo stesso Tiziano Renzi ha avuto un ruolo da consulente per il marketing. Nonostante il peso specifico di nomi e progetti, però, Il Giornale riferisce che il 27 gennaio l’assemblea dei soci ha votato lo scioglimento e la messa in liquidazione della società.

Il motivo lo si legge nel verbale della riunione: “La pesante campagna mediatica nei confronti di tutta la compagine sociale che ha bloccato ogni iniziativa da parte dell’Amministratore Unico, portando al mancato raggiungimento dell’oggetto sociale e del significativo Business Plan che era stato redatto prima della costituzione della Società stessa”. Contestualmente allo scioglimento, la signora Bovoli proposto di nominare liquidatore un altro protagonista del progetto The Mall. Si tratta di Luigi Dagostino, il compagno di Ilaria Niccolai.
Un tandem che in molte attività è affiancato dall’ex presidente di Banca Etruria, Lorenzo Rosi, indagato per conflitto di interessi non dichiarato e della coop rossa Castelnuovese. Quando non dal renziano di ferro Andrea Bacci.

Nelle scorse settimane Dagostino, interpellato da ilfattoquotidiano.it in merito ai rapporti tra la famiglia Renzi e i progetti immobiliari della coppia, aveva dichiarato: “Renzi? Non mi interessa nulla di lui, io lavoro con i privati mica con il pubblico. Non ho mai avuto favori e mai ne ho chiesti, né a Renzi né ad altri. E poi, lo confesso, politicamente sono distante anni luce dal Pd”. Quanto al ruolo del padre del premier, aveva ricordato che “Tiziano lavora nel campo del marketing da 30 anni. E in questo senso ci ha dato una mano nella pubblicità di alcune iniziative da noi organizzate, come successo tre anni fa per un evento natalizio al The Mall. Ma Renzi, tre anni fa, non se lo cacava nessuno”.

La parola fine sul sodalizio non ha placato le polemiche. “Se non avevano nulla da nascondere perché i genitori di Matteo Renzi hanno sciolto la società?”, si è chiesto il capogruppo in Regione Toscana di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli. Per il politico fiorentino, la liquidazione è “un modo goffo e grottesco per far finta di risolvere un conflitto di interessi che ormai è sigillato e sotto gli occhi di tutti”. Donzelli, poi, pone l’accento su un altro aspetto, solo apparentemente secondario: “E’ curioso il fatto che l’assemblea si sia tenuta in via Pier Capponi 73, sede che formalmente non ha nulla a che vedere con la società, ma che ospita altre due aziende al centro del giro degli outlet: la Egnazia Shopping Mall, di cui Lorenzo Rosi è amministratore unico e di cui sono soci, fra gli altri, Ilaria Niccolai ed Andrea Bacci, la stessa Nikila Invest di Ilaria Niccolai e la Mecenate 91 in liquidazione, che intreccia questi soggetti con la cooperativa Castelnuovese, finita nell’indagine della Procura di Arezzo su Banca Etruria“.

Una fotografia che va aggiornata. Pochi giorni dopo la messa in liquidazione della Party srl, Dagostino si è dovuto occupare anche di altri affari. O meglio, di traslochi. Dalla Toscana alla Puglia, percorso inverso rispetto alla sua storia imprenditoriale. Il 10 febbraio, infatti, è stato deliberato il trasferimento della sede di Egnazia Shopping Mall da Firenze a Fasano, in provincia di Brindisi, dove la società vuole realizzare un outlet della moda che replichi il successo di Leccio Reggello e dove Tiziano Renzi, quasi un anno fa, era stato avvistato al tavolo con gli amministratori locali per discutere il progetto. “Per motivi logistici ed organizzativi”, dichiara l’amministratore unico Dagostino. Motivazione identica per il trasloco di un’altra società deliberato lo stesso giorno, l’immobiliare Dil Invest, che si è trasferita nella stessa sede di Egnazia presso uno studio legale. Del resto le due aziende sono quasi parenti. A ottobre 2015 Dagostino e la Nikila hanno ceduto parte delle loro quote in Dil (48%) alla società panamense Tressel Overseas S.A., rappresentata, per l’occasione dallo stesso Dagostino, che è rimasto nel capitale con il 52 per cento. La stessa società di stanza a Panama azionista di Egnazia con l’11 per cento subito dietro alla famiglia aretina Moretti che ha il 12 per cento.

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