Anche secondo Maurizio Gasparri Jim Morrison è un rapinatore slavo. Avete capito bene. Questo è il risultato di una raffinata operazione di trolling ha colpito ieri notte il profilo twitter del vice-presidente del Senato, e gli screenshot stanno facendo in queste ore il giro dei social a reti unificate.

Un utente di Twitter ha sottoposto all’attenzione di Gasparri un meme che mostra un presunto rapinatore d’origine balcanico con alle spalle 50 furti. Tutto normale se non fosse che la faccia del furfante sia quella del leader dei Doors. Gasparri ha risposto con un laconico quanto efficace “Vergogna”. Da quel momento in poi si è scatenata la sassaiola degli sfottò sui social. Ad ingannare il Maurizio nazionale sarà stato un po’ di razzismo a buon mercato, unito all’immancabile esortazione a mandare Renzi a casa. Ma forse c’è di più: sappiamo che il vicepresidente del Senato non è mai stato troppo pratico di rock psichedelico californiano.

L’immagine utilizzata per il meme ritrae un Jim Morrison forse meno conosciuto ai più. Si tratta della foto segnaletica scattata dal Dipartimento di polizia di Miami il 20 settembre 1970, dopo aver insultato il suo promoter e la polizia. Però da qui a scambiarlo per ladro di villette del Nord Est il percorso è un po’ lungo. L’onorevole di Forza Italia è caduto nella stessa trappola in cui sono caduti altri leoni da tastiera dei social in questi giorni.

La foto usata per il trolling di Gasparri è stata tratta dalla pagina “Vergogna Finiamola Fate Girare”, una sorta di esperimento ironico ma anche molto efficace nato dalla mente di Claudia Vago, social media manager ed esperta di comunicazione. La pagina, nata da poco, è stata creata dopo aver visto un’immagine di Simone Zaza, attaccante della Juventus, usata per un meme contro gli attentati di Parigi: nella foto il calciatore era spacciato per Abdelkader Mesbah, presunto attentatore islamico. L’obiettivo purtroppo non era fare ironia.

La corsa al consenso populista si nutre sempre più spesso di approssimazione e disinformazione. Questa pagina usa l’arma dell’ironia per smantellare questo meccanismo, usando proprio quella strategia “visual” che ha fatto la fortuna di molti profili dediti ai aizzare i sentimenti più bassi del pubblico social. La comunità così divulga foto di personaggi più o meno famosi per creare linciaggi mediatici fittizi.

Perché adesso l’odio corre attraverso le immagini? Claudia Vago, in un suo lungo post su LinkedIn, spiega: “La potenza di queste immagini sta nell’essere autoevidenti, autoesplicative. Non c’è bisogno di testi di accompagnamento, di analisi, di dati… È la morte dell’informazione che pretende di celebrare il trionfo dell’informazione”. Poteva esserci un altro tipo barbuto a caso al posto di Jim Morrison, e l’effetto di alimentare un’intolleranza generalizzata verso cittadini balcanici sarebbe rimasta intatta.

Lo scopo di questa pagina è perciò di ridicolizzare questi creatori seriali di meme qualunquisti e – cosa ancor più interessante – dimostrare quanto pubblico riesce ad abboccare facilmente a questo trolling, scambiando magari un Miles Davis per il profugo Selim Asvid (episodio realmente accaduto ai danni di Fabrizio Bracconieri su Twitter), denunciandone così sia le grosse lacune di cultura generale, sia una sostanziale pigrizia nel fare qualsivoglia approfondimento.

Intanto la replica della pagina “Vergogna Finiamola Fate Girare” al prezioso endorsement di Gasparri non si è fatta attendere:  “Per fortuna non tutta la politica è indifferente! Grazie Onorevole Gasparri

PER FORTUNA NON TUTTA LA POLITICA NON È INDIFFERENTE!!! GRAZIE ONOREVOLE GASPARRIGrazie Piero Merola di averci fatto sapere la VERITA’! https://twitter.com/pieromerola/status/685962291221794817

Posted by Vergogna Finiamola Fate Girare on Domenica 10 gennaio 2016

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Twiggy, lo scoiattolo che fa sci d’acqua al Salone nautico di Toronto (FOTO)

prev
Articolo Successivo

David Bowie è morto, il cordoglio del mondo della musica sui social network

next