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Crescita e Tasi, dall’Ocse uno spot non riuscito

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tasi 640A febbraio il capo dell’Ocse Angel Gurria aveva pronunciato giudizi poco scientifici ma lusinghieri sul governo Renzi: “Approccio sorprendente”, piano di riforme “ambizioso”, Jobs Act come “motore del cambiamento”. Questo ottimismo traspare anche dalla prosa dell’Economic Outlook, il documento che il think tank dei Paesi industrializzati ha diffuso l’altro ieri.

Nel complesso la diagnosi dell’Ocse sull’Italia è molto positiva: il deficit scende, i consumi stanno riprendendo, torna la fiducia e molto di questo è merito delle “riforme significative” adottate dal governo. Ci sono parole di apprezzamento anche per l’Agenzia nazionale del lavoro che deve coordinare le politiche attive contro la disoccupazione, che ancora non è neppure stata costituita. Tutto molto bene: in questi due anni Matteo Renzi è stato capace di avviare interventi in tutti i campi in cui l’Ocse – come le altre istituzioni internazionali – ha sempre chiesto di agire. L’unica cosa che neppure l’Ocse riesce a giustificare, creando forse un po’ di imbarazzo al suo ex vice segretario Pier Carlo Padoan, è l’abolizione della Tasi sulla prima casa: tra le raccomandazioni per avere una “crescita economica più duratura, più verde e più inclusiva”, bisognerebbe “spostare il carico fiscale dal lavoro al consumo e agli immobili, oltre ad alzare le tasse ambientali”. Gli stessi auspici espressi nelle raccomandazioni della Commissione europea emanate dal Consiglio. Che il governo Renzi non rispetta.

Anche le previsioni sono meno rosee di come l’Ocse le presenta, perché sono inferiori a quelle del governo. Pil 2015: +0,8 per l’Ocse, +0,9 per il Tesoro (con la speranza di arrivare a +1), sui due anni successivi +1,4 invece che +1,6. Ogni 0,1 vale circa 1,5 miliardi. Come dire: le riforme saranno anche quelle giuste, ma non esagerate l’impatto sull’economia.

il Fatto Quotidiano, 10 novembre 2015

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