Ridurre la corruzione, migliorare la fiducia e rilanciare la produttività restano “priorità” per la Penisola. Ma l’approccio del governo alle riforme è “sorprendente” e si può già dire che “l’Italia è tornata”. Parola del segretario generale dell’Ocse Angel Gurrìa, che oggi ha presentato il nuovo rapporto sul Paese nella sede del ministero dell’Economia insieme al ministro Pier Carlo Padoan, che dell’organizzazione è stato vice segretario generale e poi capo economista fino a quando ha preso la guida di via XX Settembre.

Il rapporto riconosce che quelle annunciate dal governo Renzi sono “riforme senza precedenti”, ma ora all’Italia “serve il coraggio politico” per implementarle, ha chiarito comunque Gurrìa. L’attuazione è cruciale, visto che se andranno in porto possono “determinare un incremento del Pil pari al 6% nei prossimi 10 anni”. Secondo l’organizzazione la “priorità assoluta” resta quella del mercato del lavoro, “la cui eccessiva rigidità rappresenta un ostacolo alla creazione di nuovi posti”. Su questo fronte, l’Ocse sposa il Jobs Act, i cui decreti attuativi sono attualmente in fase di approvazione: “Occorre attuare pienamente il contratto unico a tutela crescente, che prevede che le tutele aumentino gradualmente con il passare del tempo, pur salvaguardando i contratti esistenti”. Il Jobs Act “può essere il vero motore di cambiamento”, ha affermato Gurrìa.

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Via libera dall’istituzione parigina anche all’ipotesi – su cui il governo Renzi sta lavorando da tempo – di una bad bank pubblica per aiutare gli istituti di credito a far fronte al problema dei crediti deteriorati. La sua istituzione, si legge, “potrebbe essere presa in considerazione in Italia”, così come è stato fatto “con successo” in altri Paesi. Viatico incassato con soddisfazione da Padoan, che per l’ennesima volta ha confermato come l’esecutivo stia studiando misure ad hoc sulle sofferenze bancarie inclusa una bad bank “con un ruolo principale del settore privato e un ruolo del settore pubblico il più limitato possibile”. In modo da non incorrere nella censura della Commissione europea per aver concesso aiuti di Stato, rischio da cui di recente ha messo in guardia anche il governatore di Bankitalia Ignazio Visco.

Per quanto riguarda le prospettive dell’economia, il rapporto stima che il pil italiano nel 2015 crescerà dello 0,4% e nel 2013 dell’1,3%, ma Gurrìa durante la conferenza stampa ha aggiornato al rialzo i dati affermando: “Crediamo la crescita dell’Italia nel 2015 sarà dello 0,6% e nel 2016 ci sarà un’ulteriore accelerazione a +1,3%“. Il pil però, sottolinea il rapporto, “dalla fine del 1990 non è cresciuto molto e dal 2011 non è proprio più cresciuto; la produzione industriale con la recessione è stata minacciata più che negli altri paesi Ocse. I prestiti delle banche inoltre sono crollati per diversi anni, la fiducia delle imprese è bassa e anche gli investimenti sono diminuiti”.

Per invertire la tendenza, l’organizzazione sollecita il governo a proseguire nel processo di cambiamento strutturale. E come sempre snocciola raccomandazioni: “Concludere le riforme in Parlamento, riattribuire e definire chiaramente le competenze tra Stato ed amministrazioni locali”, assicurare “che la legislazione sia chiara, inequivocabile e sostenuta da una migliorata amministrazione pubblica, anche attraverso un ricorso minore ai decreti legge”, procedere ad “una ulteriore razionalizzazione del sistema giudiziario“, anche aumentando il ricorso alla mediazione, promuovere “la comprensione pubblica delle riforme e impegnarsi in un dialogo con le parti interessate”, valutare “la creazione di una Commissione per la produttività” e infine “ridurre la corruzione” anche assicurando risorse e stabilità alla nuova autorità guidata da Raffaele Cantone. Necessario anche “proseguire gli sforzi per ridurre l’evasione fiscale mediante un’applicazione più efficace della legge e rafforzare il rispetto degli obblighi fiscali” semplificando le procedure di riscossione e ampliando la base imponibile mediante riduzioni delle agevolazioni.