Tsipras in piazza 2

Un titolo sui giornali di tutta Europa di destra, di centro e di sinistra: “La vittoria di Syriza rassicura le Borse”. Non vi è nulla da aggiungere, temo. Vince Tsipras, ovvero l’eroe eponimo di una stagione; vince colui che ha voluto il referendum e poi ha fatto finta che l’esito e il popolo non esistessero; vince – diciamolo pure – la sinistra del gruppo Bilderberg, la sinistra dalla parte del capitale, la sinistra che ha tradito la volontà del popolo.

Si è votato in Grecia. Perché nessuno ne ha parlato? Perché ora nessuno dice più niente della Grecia? Perché è uscita, per così dire, dai “radar”, dopo che per mesi non si era parlato d’altro? Che fanno il circo mediatico e il clero giornalistico? Non ne parlano affinché non se ne parli. Tacciono perché si taccia. Tutto deve avvenire nel silenzio: il voto, infatti, non conta nulla, decide la finanza, decide Bruxelles, decide la Banca Centrale. Della democrazia non resta nemmeno il nome. È deriva oligarchico-finanziaria allo stato puro.

E Tsipras è “maschera di carattere” (Marx) di questo processo. Svolge la parte analoga a quella del rottamatore forentino in Italia: le “riforme”, cioè – con la neolingua orwelliana – i tagli neoliberisti ai danni del lavoro e dei diritti, non le avrebbe potute fare la destra. Tutti avrebbero subito capito di cosa si trattava. L’astuzia del capitale sta nel farli fare alla “sinistra”: come se gli schizzi di sangue dei lavoratori e dei precari, dei disoccupati e dei pensionati si vedessero meno sul grembiule rosso del macellaio neoliberista!

Giova dirlo e ridirlo fino alla sfinimento. Nel tempo della menzogna universale, dire la verità è rivoluzionario ma, troppo spesso, non serve a nulla: il messaggio vero non è perseguitato; semplicemente passa nel silenzio generale, invisibile al cospetto del messaggio falso dominante, ribadito centomila volte di fila dal Ministero della Verità. E allora diciamolo e ripetiamolo sempre da campo. L’euro non è una moneta, ma un sistema di governo il cui fine è la distruzione del vecchio modello europeo, sostituito da quello della privatizzazione selvaggia e dalla soppressione di ogni residuo welfare state. Finché si sta nel sistema euro, non vi è speranza. Finché si permane nel sistema euro l’incubo è destinato a proseguire. Non siamo che all’inizio.

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