La cosiddetta “ri-nazionalizzazione” degli Ogm, la proposta presentata lo scorso aprile dalla Commissione europea, fa acqua da tutte le parti. Già allora Greenpeace aveva messo in luce il problema: con questa norma gli Stati membri non potranno ricorrere a ragioni di carattere ambientale e sanitario per motivare i divieti nazionali alle importazioni di determinati Ogm per l’impiego in mangimi e alimenti. Risultato: nessuna legittimità giuridica e rischio di capitolare al (certo) contrattacco delle multinazionali biotech.

Infatti, appena presentata, la proposta della Commissione europea ha subito scatenato le ire dei negoziatori statunitensi per il Ttip e sollevato molte perplessità nelle aule del Parlamento Europeo. È stato proprio un europarlamentare, Josè Bovè, a chiedere lumi alla Commissione: un eventuale divieto deciso a livello nazionale funzionerebbe?

La risposta della Commissione è chiara e un esperto della Dg Sanco afferma (in una lettera che Bovè ha pubblicato): “Non sono certo che un comitato del Wto accetterebbe con facilità la nostra difesa perché niente è sicuro, al contrario”.

La Commissione europea ha perciò proposto agli Stati membri una mossa suicida, che se dovesse diventare oggetto di uno dei preoccupanti meccanismi di arbitrato internazionale previsti dal Ttip (i cosiddetti Isds: Investor-State Dispute Settlement) spalancherebbe le porte dell’Europa all’invasione degli Ogm.

Appena insediato alla presidenza della Commissione europea, Jean-Claude Juncker aveva promesso di “modificare le leggi che obbligano la Commissione ad autorizzare Ogm anche quando la maggioranza dei governi nazionali è contraria“. Promessa da marinaio, che lascia immutato l’attuale sistema decisionale, assolutamente non democratico, seguita dalla proposta autolesionista di ri-nazionalizzazione abusiva. Tutto, evidentemente, solo per autorizzare una prima manciata di Ogm: sono infatti già state concesse dieci nuove autorizzazioni e sette rinnovi. Senza il supporto della maggioranza degli Stati membri e dei cittadini europei che, se passerà il Ttip, dovranno ingollarsi per forza anche gli Ogm.

Nel frattempo, proprio per paura che gli Isds potessero far saltare il consenso del Parlamento europeo al Ttip, il voto previsto per lo scorso 10 giugno è stato rinviato a luglio (a favore del rinvio spicca il voto dell’ex ministro italiano dell’Agricoltura Paolo De Castro). Evidentemente, i due milioni di cittadini europei che hanno già firmato la petizione per bloccare il Ttip hanno avuto un certo “peso” sulle scelte degli eurodeputati. Da qui a luglio, abbiamo ancora tempo per farci sentire.

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