A fine maggio in Italia tornano gli Shellac, la storica band noise rock americana capeggiata dal chitarrista e produttore discografico Steve Albini. Cinque date, da sud a nord, in alcune delle più importanti città italiane: 23/05 Catania (Afrobar), 25/05 Roma (Init), 26/05 Bologna (Locomotiv), 27/05 Torino (Cap10100). E la quinta? La quinta data, seconda in ordine cronologico, è uscita per ultima dopo un’accurata scelta, come alcune fonti ci suggeriscono, tra quattro location possibili: Pompei, Napoli, Bari e Lamezia Terme. Ebbene, contro ogni previsione possibile, è stata la città termale calabrese, con le sue Officine Sonore, ad aggiudicarsi la palma di secondo step (24/05) nel tragitto che da sud a nord Italia traghetterà gli Shellac verso il Primavera Sound Festival di Barcellona, raduno annuale nel quale il gruppo di Albini è oramai considerato resident band.

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Quella della band di Chicago a favore della Calabria, regione dove non era mai stata prima, pare sia stata una scelta condizionata anche dal fattore enogastronomico: peperoncini e altri prodotti tipici calabresi avrebbero fatto gola a quell’Albini che, in un’intervista di qualche anno addietro, alla domanda su un suo eventuale sogno nel cassetto, rispose: “Mi piacerebbe aprire un ristorantino. Uno semplice con quattro tavoli”.

Lui, guru della scena rock indipendente americana, ha a più tornate attaccato il mondo del mainstream con parole di sicura presa e paragoni decisamente suggestivi: “Non sono molto interessato a prender parte alla cultura mainstream. Entrare nel business della musica mainstream è, a mio avviso, come farsi coinvolgere in un giro di malaffare. Non c’è modo di farsi coinvolgere in un giro di malaffare senza farsi sporcare. Sei l’ennesimo oggetto da catalogo, l’ennesimo nome sulla lista delle persone che stanno collaborando col nemico”. Ragioni per le quali qualche anno addietro Albini ha scagliato parole di una certa forza contro una delle band da lui stesso precedentemente prodotte, i Sonic Youth, ai quali nel 2010 ha dato dei “venduti” per aver firmato con l’etichetta Geffen, appartenente al mondo delle major. Produttore (anche se a questa definizione preferisce quella di “recording engineer”) di gruppi come Nirvana (In Utero, 1993), Pixies (Surfer Rosa, 1988), PJ Harvey (Rid of Me, 1993), Gogol Bordello (Gypsy Punks: Underdog World Strike, 2005) e Motorpsycho (Child of the Future, 2009), ma anche dei nostrani 24 Grana (La stessa barca, 2011) e Uzeda (Waters, 1993), è proprio con questi ultimi, nel ruolo di band spalla, che attraverserà il Bel Paese partendo proprio dalla loro città natale, Catania.

Dude Incredibile è il titolo dell’ultimo disco degli Shellac, pubblicato nel mese di settembre 2014 con la precisa volontà di non farvi seguire alcuna tournée, salvo sporadici eventi quale probabilmente questo italian tour è da intendersi. Un disco sul quale la critica sembra da subito essersi trovata unanimemente d’accordo, salutandolo con recensioni decisamente positive. E’ ora dunque di saggiare dal vivo, dopo uno stacco di otto anni dall’ultimo disco (Excellent Italian Greyhound) e dal relativo tour italiano, l’ultimo venuto di casa Shellac, la band autodefinitasi “trio minimalista” e che dell’indipendenza dal circuito dell’industria discografica ha fatto la propria bandiera.

Foto di copertina di Abbey Braden

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