Ieri sera in centoventi piazze d’Italia gli insegnanti hanno risvegliato la coscienza civile. Vestiti a lutto, senza che nessun sindacato o partito li chiamasse, si sono autoconvocati nei luoghi simbolo del Paese. Alle 20,30 hanno acceso in contemporanea una silenziosa protesta: con un lumino cimiteriale hanno fermato l’Italia, hanno provocato i passanti, sono riusciti con la forza dell’immagine a far capire all’opinione pubblica che la scuola così come la sta pensando Renzi rischia di morire.

Eccola, l’Italia che non si vede ieri sera ha mostrato la faccia. Era da anni che non accadeva: eravamo rimasti ai tempi dei girotondi, del popolo viola.

Ieri nel Paese è successo qualcosa di straordinario: migliaia di docenti hanno alzato la testa senza che un partito o un sindacato li convocasse. Anzi nel pomeriggio della stessa giornata i maggiori sindacati di base neanche erano in grado di fornire una lista delle iniziative previste per il flash mob. Si è mosso il popolo, la gente. Si è mossa la pancia del Paese. E lo ha fatto attraverso i social network: ha usato la Rete.

Ieri sera guardavo le immagini che mi inviano via WhatsApp da Palermo, da Roma. Mi ricordavano la rivoluzione dei gelsomini in Tunisia. Avevo intervistato quei giovani che avevano fatto una wikirivoluzione: avevano messo in atto un’ondata di sms, di cinguettii in Twitter, avevano diffuso le fotografie della loro battaglia su Facebook fino a costruire un sistema di comunicazione e un’organizzazione priva di leader, di centrismo.

La rivoluzione dei lumini ha mostrato che è possibile anche in Italia. Chi è sceso in piazza ieri sera non sempre ha una tessera in tasca, non sempre partecipa alle riunioni di partito, non fa tutti gli scioperi proclamati ma ha un solo interesse: difendere la scuola statale.

I flash mob di ieri sera hanno risvegliato dal sonno profondo la coscienza. Ed è stato stupefacente che a farlo siano stati i maestri, i professori, quelli che ogni giorno entrano in aula consapevoli di essere coloro che passano il testimone a chi domani voterà, sceglierà se stare dalla parte della Costituzione o del “me ne frego”.

Ora, tocca a voi, a noi, cari colleghi, non spegnere questa rivoluzione. Renzi che conosce le regole delle campagne elettorali, sa bene che ognuno di voi non rappresenta un voto ma un bacino elettorale. Quei lumini accesi, non possono che averlo inquietato. Perché non siete il sindacato ma quelle famiglie cui lui vuole scrivere per spiegare la riforma.

Questa è stata la vostra forza: mostrare il volto vero dell’Italia.

Quella fotografia di piazza di Spagna illuminata dalla protesta dei professori rivoluzionari, è l’immagine simbolo di questo 25 aprile. Siete, siamo il popolo che resiste.

roma-flash mob

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