Mi ha colpito la virulenza con la quale Elton John si è scagliato contro i due stilisti – a me non propriamente simpatici –  Dolce&Gabbana a proposito della loro dichiarazione sulla famiglia tradizionale. Mi è sembrata una violenza un po’ eccessiva, con tanto di invito al boicottaggio, che forse nasconde la sensazione di essere vulnerabili sul tema. Ma a parte l’ira del cantante, credo che le posizioni delle due parti rappresentino due punti di vista estremi sulla famiglia nei quali non mi riconosco (parere personale, ovviamente). Da un lato, l’elogio della famiglia tradizionale, fatto tra l’altro da una coppia che tradizionale proprio non è, con tutto il suo contorno di retorica di normalità e di presunzione di essere la “Famiglia” per antonomasia. Dall’altro, l’idea che in fatto di bambini si possa fare qualunque cosa, anche a scapito delle donne e dei bambini.

Chiarisco: sono una grande sostenitrice della “bontà” quasi assoluta del desiderio di fare figli, che di per sé mi sembra buono, sacro, giusto e troppo spesso viene equiparato a un desiderio criminale. Penso che sia giusto provare le strade messe a disposizione dalla scienza, trovo insensate e crudeli leggi che vietino la possibilità di percorrere queste strade. In breve, sono aperta praticamente a tutte le opzioni – se l’obiettivo appunto è quello veramente importante di avere un bambino – purché tuttavia si rifletta anche sulle ombre che alcune di queste scelte portano con sé, non necessariamente per non percorrere una certa strada ma solo per essere più consapevoli della sua complessità quando la si percorre.

Sarò più esplicita: sull’utero in affitto, pratica alla quale sono ricorsi Elton John e il suo compagno, ho molti dubbi. Mi sembra una pratica che non rispetta quel legame fondamentale tra donna e bambino che esiste naturalmente. Una scelta che lede il diritto della madre di stare con suo figlio e quello del figlio di stare, almeno i primi mesi, accanto alla madre che lo ha portato nella pancia, oltre che del diritto al latte materno. Penso che l’utero in affitto sia una pratica per pochi, che richieda la compresenza per molti mesi della madre reale e dei genitori biologici, almeno in parte, ma che non hanno portato avanti la gravidanza. E una grande competenza emotiva per monitorare il passaggio ai nuovi genitori senza che i bambini, e la madre, soffrano troppo. Penso poi che bisognerebbe fare la massima attenzione perché non ci sia sfruttamento di donne povere o semi-povere, cosa sulla quale purtroppo molto spesso si sorvola. Insomma, non credo affatto che quei bambini siano “sintetici”, tutt’altro. Ma da parte dei loro genitori sarebbe stato più utile un racconto di quella scelta che includesse, perché no, anche i dubbi, i rischi, invece che l’attacco militante che rischia, appunto, di radicalizzare le posizioni senza far riflettere in alcun modo.

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