La carta stampata farà la fine dell’opera lirica. E’ un po’ una riserva protetta in tutto il mondo, non esiste un teatro d’opera che si sostenga esclusivamente con le sue forze. Ci sono persone che non rinunceranno mai a comprare un organo di carta“. Sono le parole di Giuliano Ferrara in Commissione Cultura alla Camera, nell’ambito dell’esame della proposta di legge del M5S per l’abolizione del finanziamento pubblico all’editoria. Durante l’audizione, l’ex direttore de Il Foglio spiega: “Decidemmo di aderire alla legge di finanziamento dell’editoria come organo di un movimento politico e culturale. Il Foglio aveva una linea spiccatamente garantista sulla giustizia, era nato in polemica con l’opinione mainstream che l’Italia avesse bisogno di un grande “repulisti” giudiziario e con i modi con cui si erano sviluppate le inchieste sulla corruzione a Milano. Quindi” – prosegue – “fondammo il Movimento per la Giustizia con i parlamentari Marcello Pera e Marco Boato. Dal ’98’-’99 cominciammo ad avere bilanci in pareggio, perché il giornale era gestito con molto parsimonia”. Ferrara puntualizza: “Ci sembrava che non ci fosse niente di cui vergognarci, ma non abbiamo mai preso quell’attitudine di redazione in lotta per i contributi pubblici, che hanno altri giornali. Il Foglio, nato nel 1996, ha fatto la sua corsa in un regime di relativa indipendenza e di relativa libertà. Secondo me, non esiste la stampa libera con la schiena dritta, il contropotere, queste sono sciocchezze ideologiche“. E aggiunge: “Certo, i giornali ogni tanto pubblicano il famoso “soffietto”. Si usano anche termini più volgari per definirlo. Un articolo di feroce scarnificazione dell’Eni sul Foglio non lo troverete, perché l’Eni è un nostro interlocutore e ci ha sempre dato un buon appoggio pubblicitario, ma queste cose il lettore le sa. Allo stesso modo non troverete mai un articolo feroce contro la Fiat sulla Stampa o sul Corriere una intemerata contro gli industriali della moda” (video tratto da RadioRadicale) di Gisella Ruccia

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