“I preti pedofili non siano abbandonati a se stessi”. È l’appello dei vescovi italiani al termine dell’assemblea generale della Cei che si è tenuta ad Assisi. Nel comunicato finale i presuli scrivono che “se nella buona come nella cattiva sorte il presbiterio è la famiglia del sacerdote, si avverte l’importanza che anche quanti si sono resi colpevoli di delitti possano non sentirsi abbandonati a se stessi”. Una posizione da leggere alla luce della politica della tolleranza zero che sta attuando Papa Francesco nel contrasto dei sacerdoti e dei vescovi che si sono macchiati del reato della pedofilia. Bergoglio ha più volte dichiarato di considerare gli abusi del clero sui minori come un “culto sacrilego” e come una “messa nera“.

In piena sintonia con il Papa, l’arcidiocesi di Chicago ha recentemente pubblicato sul suo sito ufficiale i nomi di 36 preti che hanno abusato di 350 minori dal 1950 a oggi. Un’operazione trasparenza, benedetta da Francesco, che però in Italia tarda ad arrivare con le linee guida della Cei sulla pedofilia nelle quali permane la mancanza dell’obbligo giuridico per i vescovi di denunciare all’autorità giudiziaria civile casi di abuso sui minori. Una posizione agli antipodi rispetto a quella di Bergoglio che ha istituito una Pontificia Commissione per la tutela dei minori coordinata dal cardinale cappuccino Sean Patrick O’Malley, arcivescovo di Boston, una delle diocesi Usa più colpite dallo scandalo, nella quale c’è anche la vittima irlandese Marie Collins.

Ma il Papa, che ha anche incontrato nella sua residenza di Casa Santa Marta alcune persone che hanno subito abusi dai preti, sta rimuovendo e facendo processare i vescovi che si sono macchiati di questo grave reato, primo tra tutti l’ex nunzio nella Repubblica Dominicana, il polacco Jozef Wesolowski, agli arresti domiciliari in Vaticano in attesa del processo penale. Recentemente Francesco ha anche istituito all’interno della Congregazione per la dottrina della fede uno speciale collegio, formato da 7 cardinali e vescovi, per velocizzare i numerosi processi sui sacerdoti accusati di pedofilia.

“Noi, vescovi e preti – si legge nel messaggio che i vescovi della Cei hanno voluto indirizzare al clero italiano – portiamo volentieri il peso del nostro servizio, ma sentiamo anche il timore di diventare un peso per le nostre comunità a motivo delle nostre inadeguatezze e dei nostri peccati. L’amore, cioè il desiderio di servire sempre meglio il Signore che ci ha chiamati e le persone che amiamo, ci convince a essere umili, attenti e disponibili per la conversione. Nessuna proposta formativa e nessuna forma di accompagnamento possono produrre un qualche frutto se non cresce in noi la persuasione di aver bisogno di essere aiutati, corretti, istruiti, formati”.

Nel corso dell’assemblea generale, i presuli italiani hanno anche stabilito che in occasione della visita di Papa Francesco a Torino, il 21 giugno 2015, per l’ostensione della Sindone e il bicentenario della nascita di San Giovanni Bosco, le offerte raccolte saranno destinate a realizzare un hospice per l’accoglienza dei malati terminali. Sono state anche esaminate e votate alcune proposte di modifica delle “Disposizioni concernenti la concessione di contributi finanziari della Conferenza episcopale italiana per i beni culturali ecclesiastici e per l’edilizia di culto”. Ed è stato eletto il nuovo vicepresidente della Cei per il Centro Italia, il vescovo di Fiesole Mario Meini, che succede al cardinale di Perugia Gualtiero Bassetti. Meini ha battuto al ballottaggio l’arcivescovo di Chieti-Vasto Bruno Forte, segretario speciale del Sinodo straordinario dei vescovi sulla famiglia che si è tenuto nell’ottobre 2014 in Vaticano. Confermato, invece, alla presidenza della Commissione episcopale per il servizio della carità e la salute l’arcivescovo di Trento Luigi Bressan.

Twitter: @FrancescoGrana

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