La fantascienza è morta, lunga vita alla fantascienza. Se pensate che il genere con il naso all’insù se la passi male, dovete ricredervi: non ci scommetteva nemmeno la Marvel, quando ha deciso di adattare uno dei suoi fumetti più sfigati, ma Guardiani della Galassia ha salvato la secchissima estate hollywoodiana, consacrato l’anti J.J. Abrams dietro la macchina da presa, quel James Gunn allevato dalla Troma Films, e aperto – speriamo – un nuovo corso per i supereroi, anche stilisticamente.

Basta smarmellare la fotografia alla Boris come negli ultimi blockbuster sci-fi: le macchie di colore sprizzate nel buio a la Jackson Pollock illuminano la galattica avventura di una futuribile Armata Brancaleone, ovvero il ladruncolo womanizer Qull, tutto walkman, Bowie, Gaye e compagnia ‘80s, una verde assassina, un energumeno in cerca di vendetta, il procione mente del gruppo, l’albero parlante Groot. Anche se non si direbbe, combatteranno senza risparmio per salvare il pianeta Xandar dagli squilibrati Ronan e Thanos: ce la faranno? Di sicuro mettono sull’attenti la nostra voglia di evasione, eccitano la nostra enciclopedia di genere e vincono d’ironia: basta Cavalieri Oscuri, qui si ride con i Guardiani Pollock. Da vedere.

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