“Un Nobel per la Pace a Sebastião Salgado? Sarebbe significativo e meritato”. Wim Wenders si emoziona ancora dialogando dell’incontro con il grande fotografo, soggetto/oggetto de Il sale della terra, il suo ultimo nonché straordinario documentario. Il cineasta tedesco è a Roma, invitato al Festival Internazionale del Cinema, per presentare il film nella sezione Wired Next Cinema presso il MAXXI e tenere una Masterclass con il pubblico, prevista per domani pomeriggio.

Il documentario non è inedito al mondo festivaliero, avendo avuto la premiére mondiale a Cannes, ma la sua partecipazione alla kermesse capitolina resta uno degli appuntamenti più sentiti e certamente interessanti. Devoto da sempre alle contaminazioni artistiche, Wenders ci ha più che mai negli ultimi anni deliziato con opere/dialogo tra il (suo) cinema ed altre espressioni d’Arte: la moda (Appunti di viaggio su moda), la musica (Buena Vista Social Club e The Blues), la danza (Pina) ed ora la fotografia.

“Al giorno d’oggi l’umanità ha scoperto quasi tutto, è stata ovunque. Non credo oggi si possano trovare interessanti avventure se non all’interno delle arti. Sono gli artisti i nuovi autentici avventurieri dell’Era contemporanea, e a me personalmente interessano perché le avventure che offrono sono quelle dello spirito”. Per questo per Wenders, ormai alla vigilia dei 70 anni, il processo creativo del documentario su un artista significa “realizzarlo con lei o lui. Parliamo principalmente di un luogo fisico e metafisico in cui si verificano l’incontro e il rispecchiamento di due Forze: la sua e la mia. Il risultato è proprio l’abbraccio di due arti, sapienze, storie”.

Ma tra tutti gli incontri, quelli con la compianta amica Pina Bausch e con il geniale fotografo Salgado, lo hanno segnato particolarmente. “Si tratta in entrambi i casi di esseri umani eccezionali, di fronte ai quali è stato necessario per me sia come regista che come uomo fare un passo indietro, lasciando lo spazio necessario allo spettatore per accedere più vicino possibile al protagonista. In un certo senso il passo indietro è importante effettuarlo anche nei film di finzione, ma nel documentario – e in particolare in questa tipologia di testimonianza – io non posso né devo interferire nel dialogo tra l’Artista che metto in luce e il suo pubblico. In altre parole, non posso interrompere la straordinaria esperienza di empatia, sofferenza e compassione che questi esseri straordinari hanno da trasmettere”.

Di tale pathos nella condivisione è naturalmente Wenders stesso il primo depositario, venendone arricchito e coinvolto in uno scambio viscerale. Per lui conoscere Sebastião Salgado ha comportato la messa in gioco delle proprie etica, estetica, visione di mondo. Ne Il Sale della Terra, diretto con il figlio del fotografo Juliano Ribeiro Salgado, assistiamo agli oltre 40 anni di attività di Sebastião in giro per il pianeta, instancabile mediatore della Storia per immagini di tanta umanità, specie della sua sofferenza estrema. Insieme hanno selezionato le indimenticabili fotografie dell’artista, proponendole in una cronologia visiva commentata dalla voce dello stesso Salgado. L’apice della commozione – anche per lo spettatore – arriva con l’ultimo viaggio in Rwanda in cui è testimone oculare (e fotografico) del ciclico e massacrante esodo del 1994: da allora decide di smettere di fare il fotografo sociale e dedicarsi ad altro. “Salgado aveva perso la pace perché aveva incontrato troppa sofferenza lungo il suo cammino. Mi ha raccontato che la sua cura è arrivata grazie alla Natura ed ha iniziato il progetto Genesi e di riforestazione della sua tenuta in Brasile. Diciamo che Sebastião ha fatto così “pace con la pace” e il Nobel per lui, un giorno, sarebbe straordinario: perché con la sua enciclopedia fotografica sulla seconda metà del XX secolo può essere considerato un vero peacemaker”. Accantonato Il sale della terra, che uscirà nelle sale italiane il 23 ottobre distribuito da Officine UBU, Wenders al momento sta finalizzando il suo nuovo film di finzione intitolato Every Thing Will Be Fine, un drama family girato in Quebec con James Franco, Charlotte Gainsbourg e Rachel McAdams.

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