L’antisessismo a orologeria è diventato la moda del momento. Ricche signore sono accigliate perché poveri, sguaiati e volgari plebei le trattano un po’ come Giannini trattava la Melato in “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto”.

Sessisti lo sono. E il sessismo è veramente orrendo. Lo è oggi e lo era anche quando a essere definite “zoccole” erano parlamentari e ministre del Pdl. Però in quel caso c’erano perfino piazze e trasmissioni dedicate che invece che considerare la voce di quelle donne semplicemente le stigmatizzavano. Perché l’insulto sessista ovviamente assume un diverso valore a seconda di chi lo riceve.

Adesso accade che ogni volta che c’è qualcosa di importante di cui è bene che l’opinione pubblica non sia eccessivamente informata basta pescare tra gli insulti sessisti sparsi per la rete, offerti da utili idioti funzionali al potere, ed ecco le prime pagine, i grandi titoli, affinché il mondo si fermi all’indignazione e smetta di pensare.

Poi c’è la chiamata alle armi a tutte le donne da parte di chi dice di rappresentarci tutte quante. Non so voi, ma io, di solito, mi autorappresento e prima di armarmi a fare la guerra, con il rischio di anestetizzare la precarietà e l’intelligenza di chi diversamente penserebbe ad altro, non aspirando alla santità e non essendo molto votata al martirio, ho da pensarci molto.

L’antisessismo usato come sedativo e mezzo di controllo sociale d’altronde non è neppure una novità. Lo stesso uso che il potere fa delle donne non lo è affatto. Siamo diventate armi di distrazione di massa. Usate anche per delegittimare, oggi, l’azione politica dell’opposizione. Usate per squalificare tutto un movimento che in un gioco di associazioni mistificate e intellettualmente disoneste finisce per essere identificato in quei pochi o tanti utili idioti che quando insultano fanno un regalo al potere.

Mi viene in mente, poi, che se media e potenti ricorrono all’antisessismo a orologeria per screditare l’azione di tutto un movimento politico forse non hanno molti argomenti da contrapporre. Di fatto non è una gran prova di strategia politica. Prendi una pagina da un milione di fan. Fai una screenshot degli insulti sessisti. Poi dici che tutto il Movimento cinque stelle è sessista e perfino chi simpatizza per l’M5S è sessista. Quando hai diffuso questa voce il governo si erge, unico tra tutti, a proseguire nella difesa delle donne. Così qualunque scelta farà dovrà andare bene. Andrà bene che i soldi saranno dati alle banche, che si farà una legge elettorale orrenda, che il potere rimarrà a gestire ogni cosa e che la gente vedrà delegittimate alcune tra le poche persone che in questo momento stanno tentando, nelle sedi istituzionali, di opporsi a tutto questo.

Le donne, ancora, usate, per accreditare la maggioranza di governo. Infine, dopo tre giorni di prime pagine su questo, chiedo: posso dedicare agli psicodrammi interni al palazzo un bel chissenefrega? Noi siamo qui, fuori, arrabbiate, e non ci tange uno che ci chiama “pompinare”, perché quello lo sappiamo risolvere con due risposte a tono, senza inguaiarlo con spese legali e l’augurio della galera, ma quello che ci distrugge, e ci lascia lì impotenti, è chi dalle posizioni di potere ci priva dell’aria per respirare.

Io vedo persone davvero distrutte e mentre dai palazzi ci raccontano di urgenze virtuali noi, qui fuori, continuiamo a crepare di miseria, povertà e precarietà. Il punto è che l’agenda politica così come quella mediatica la stabilisce chi ha ben altre priorità. Le nostre possono aspettare. E aspettare. Come sempre.

Leggi anche: M5s, insulti sessuali: perché le donne? (di Monica Lanfranco)

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