La ceretta dell’ultimo minuto è un’esperienza nella quale si sono sicuramente imbattute molte donne.

Hai urgenza, ma non vuoi usare il rasoio (troppo scura e pelosa) e le strisce a casa sono finite? A quel punto, gli unici a cui ti puoi rivolgere, se sei a Roma e ormai si è fatta sera, sono “i cinesi di Piazza Vittorio”.

Aperti tutto il giorno, dalle 8.30 alle 21, fanno orario no stop. Si presentano come parrucchieri, ma nel listino prezzi è presente ogni servizio per la cura del corpo.

Ero già entrata un paio di volte per combattere una di quelle giornate grigie in cui con soli 10 euro ti fanno sentire speciale facendoti la piega (compresa nel prezzo c’è anche la possibilità di sfogarti e dire quello che ti passa per la mente e lamentarti del governo ladro e della pioggia che tanto loro non capiscono la lingua o fanno finta di non capire).

All’ingresso comunico le mie intenzioni – la ceretta – e come per magia da uno specchio della parete vengo condotta in un mondo parallelo. Percorro un corridoio abbastanza ampio, illuminato da luce al neon con circa una ventina di loculi separati tra loro da tendine bianche. Accanto a ogni lettino, una ragazza.

La signorina mi fa accomodare in uno di questi spazi surreali porgendomi un paio di mutande di carta; capisce poco l’italiano, per cui comincio a spiegarle come e dove dovrebbe agire indicandole a gesti le parti da tosare.

Appena le mostro il mio inguine incolto sgrana gli occhi e corre a chiamare le sue colleghe.

Nel giro di un minuto mi trovo intorno una ventina di cinesine che indicano la mia zona intima: grandi risate e commenti (in cinese).

Sono nervosa e a disagio, ma non rinuncio a chiedere cosa stia succedendo: in pratica a suscitare tanta ilarità da parte loro è la gran quantità di peli che non mi vergogno di portare addosso.

Riso, soja e involtini primavera? A quanto pare la chiave per la depilazione definitiva.

(Illustrazione di Lydia Giordano)

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Stereotipi: il rosa non è (solo) per femmine. Parola di Olivia

prev
Articolo Successivo

Grillo vs Boldrini, antisessismo a orologeria

next