La tensione c’è e si sente. Il direttivo nazionale del Comitato 9 Dicembre (non chiamateli forconi, nda) si è riunito a Soave (Verona) per dettare le condizioni al governo. Lucio Chiavegato, uno dei leader del comitato, ha annunciato il passaggio alla seconda fase della protesta dettando sei richieste tra le quali una moratoria sulle procedure esecutive di Equitalia, un fondo di garanzia pubblico per le piccole e medie imprese, interventi su costi del carburante, pensioni e reddito da lavoro dipendente. L’atmosfera si è scaldata quando i giornalisti hanno iniziato a fare domande. In particolare, alcuni componenti del direttivo se la sono presa con il cronista de ilfattoquotidiano.it, quando ha chiesto lumi sui destini del comitato. “Non chiedeteci cosa vogliamo fare da grandi, noi stiamo già facendo, voi piuttosto cosa state facendo?”. Mariano Ferro, uno dei leader del C9D, ha ribadito la volontà di “ripartire dai territori”. Per far comprendere che ormai la misura è colma, i componenti del comitato hanno spiegato che qualora il governo non dovesse assecondare le richieste entro venti giorni, passerà all’azione, occupando comuni, presidiando le prefetture o le sedi di Equitalia: “I cittadini italiani sono esasperati, non ce la fanno più e hanno diritto di ribellarsi” di Alessandro Madron

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