“This is a dark day for the Arctic. Gazprom is the first company on Earth to pump oil from beneath icy Arctic waters and yet its safety record on land is appalling. It is impossible to trust them to drill safely in one of the most fragile and beautiful regions on Earth.”  

Faiza Oulahsen,  Greenpeace

 

Nonostante l’arresto e la carcerazione degli attivisti di Greenpeace in Russia (poi rilasciati), la Gazprom è riuscita nel suo intento.

Il giorno 20 Dicembre 2013 infatti il colosso russo ha annunciato di avere iniziato a estrarre petrolio dalle viscere dell’Artico e di essere stata la prima ditta ad essere riuscita a farlo da una piattaforma fissa.

Siamo nel campo detto di Prirazlomnoye, nel mare di Pechora a 60 chilometri da riva. Le riserve parlano di circa 72 milioni di tonnellate di petrolio e di una produzione a regime – che si raggiungerà nel 2020 – di sei milioni di tonnellate l’anno.

La piattaforma Prirazlomnaya è in teoria resistente al ghiaccio e secondo Alexey Miller il capo della Gazprom – l’oste della situazione – “tutte le operazioni sono sicure”. Dalle trivellazioni alla produzione, dallo stoccaggio al trattamento, dai carichi al trasporto è stato tutto progettato per essere incidente-free.  La piattaforma resisterà a condizioni ambientali estreme, in presenza di elevata corrosione, basse temperature, ambienti marini aggressivi, alta umidità, e ghiaccio.

Non sono previsti riversamenti in mare di alcun genere, e se mai ci dovessero essere incidenti, l’eventuale greggio sversato confluirà all’interno della piattaforma e non in mare, a causa delle precauzioni prese durante la fase di costruzione. Il gas di produzione verrà usato sulla piattaforma, e non ci saranno scarichi in mare di nessun genere. A disposizione ci sono delle apposite navi di emergenza spacca-ghiaccio in caso qualcosa andasse storto.

Le operazioni dureranno tutto l’anno, nonostante i ghiacci e le temperature che possono arrivare a -50 gradi centigradi.

Questo Miller non lo dice, ma Prirazlomnaya non è una piattaforma nuova di zecca. E’ una piattaforma costruita nel 1984 e che aveva già operato per 18 anni nei mari di Norvegia, la ditta russa Sevmorneftegaz l’ha comprata nel 2002 dopo che i norvegesi l’avevano rimossa.  Doveva essere risistemata e pronta per l’Artico nel 2011, ma ci sono stati due anni di ritardo. Finora i costi sono stati di quasi 3 miliardi di dollari.

Prirazlomnoye è solo il primo di altri pozzi previsti in Artico. Miller dice infatti che vogliono aprire un intero “centro di idrocarburi” nei ghiacci polari.

Greenpeace – e molti altri esperti indipendenti – sono invece del parere che nessuna compagnia del mondo intero abbia le capacità per veramente sapere agire in caso di incidenti e problemi. La Shell ci ha provato per vari anni a trivellare nei mari dell’Alaska, e ogni volta ha dovuto abbandonare i suoi tentativi, dopo avere speso oltre 4 miliardi di dollari, a causa di problemi di ogni genere.

E come ricorda Simon Boxall, dell’Università di Southampton

“No industry is perfect, but the oil industry has behaved poorly in the past. […] At times, this is an irresponsible industry. Corners are cut, money is saved in small ways. Then it can go wrong and end up costing a huge amount of money, like in the Gulf of Mexico. Different countries have different levels of health and safety. Russia does not have an enviable record on this.”

Nessuna industria è perfetta, ma l’industria del petrolio si è’ comportata male in passato. […] A volte questa è una industria irresponsabile. Si cerca di tagliare, di risparmiare in modi piccoli. E poi le cose possono andare male e puo’ costarci molto, come nel Golfo del Messico. Paesi diversi hanno diversi livelli di salute e di sicurezza. La Russia non ha un record invidiabile da questo punto di vista.

Qui a Prirazlomnoye sembra tutto perfetto. Ma se il miglior indicatore del futuro è il passato, non occorre andare troppo lontano, e basta guardare come è stata trivellata Usinsk, in terraferma, giusto al confine con il circolo polare Artico e non troppo lontano da Prirazlomnoye. A Usinsk infatti c’e’ una storia diversa. Molto diversa. 

Le immagini e le promesse di Prirazlomnoye sono qui.

Nel 2011 una piattaforma esplorativa in un campo a mare di proprietà della Gazprom si capovolse uccidendo 50 persone.

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