C’è un dato che esce dalle urne del referendum bolognese sui fondi alle scuole materne paritarie: la scuola a Bologna e in Italia, non è considerata un bene comune. Come l’oncologo di fronte al malato di cancro terminale così il comitato referendario e il sindaco Virginio Merola (difensore del sistema di finanziamento alle paritarie) farebbero bene ad ammettere che quel 28,71 per cento di votanti (85.934) su 290 mila elettori è il segno che il tema, purtroppo, non ha coinvolto; che la battaglia politica tra guelfi e ghibellini non ha affascinato i cittadini; che il gran lavoro della curia entrata a gamba tesa in difesa delle scuole paritarie (visto che 26 delle 27 scuole convenzionate aderiscono alla Federazione italiana scuole materne) non è servito e nemmeno quello dei partiti.

Va detto, con tutta la franchezza necessaria perché questo referendum sia utile a fare una riflessione nazionale, che la scuola non è come l’acqua per quale tutti abbiamo fatto una battaglia comune. E’ difficile da dire ma i bolognesi sono corsi alle urne per il referendum sulla chiusura del centro storico (90%) nel 1984 e persino nel 1997 sulla privatizzazione delle farmacie comunali votarono il 36% degli aventi diritto (anche se venne fatto in tre giorni).

Il risultato di ieri sera, alla luce dell’astensionismo delle amministrative, non può essere definito un flop, come qualcuno dei partiti si è affrettato a dire per annullare il difficile lavoro del comitato referendario ma è un chiaro segnale che la scuola non è considerata dagli italiani come il centro storico e l’acqua.

Ecco perché serve un lavoro comune. Ecco perché il sindaco Virginio Merola non può affermare, dando un colpo al cerchio e uno alla botte, che “il referendum ha dimostrato che c’è una forte componente in città di partecipazione e senso civico” per poi dire che il sistema è migliorabile ma non va messo in discussione. Il referendum era consultivo ma la democrazia non può piacere solo quando si vince. Il risultato è chiaro: il 59 per cento ha detto che quel milione di euro oggi dato alle paritarie deve essere usato per le scuole comunali e statali.

Da qui, semmai, bisogna partire per fare una riflessione nazionale sulla questione. Il quotidiano “La Stampa” ha lanciato il quesito bolognese online. I risultati sono sorprendenti: hanno votato 146.141 persone. Il 28% ha scelto di voler utilizzare i fondi per le scuole comunali e statali; il 72% per le paritarie private. Bologna ha lanciato un sasso nello stagno che ha smosso le acque. Il referendum bolognese non basta: la battaglia perché la scuola sia considerata un bene comune, deve partire da Bologna e contagiare tutt’Italia, perché prima o poi nelle aule ci passiamo tutti.

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