“Un miracolo, laddove i miracoli non accadono più”. Questa l’idea da cui ha preso forma Salvo, il primo titolo italiano a Cannes 2013. L’opera prima dei palermitani Fabio Grassadonia e Antonio Piazza ha infatti aperto oggi la Semaine de la Critique, ovvero la sezione riservata agli esordi “in lungo”.

Un grande onore per i due registi/scrittori ma anche a loro detta “un sollievo profondo sapere che lo sforzo di vari anni di lavoro ha un riconoscimento internazionale”. E che riconoscimento, giacché Cannes è la vetrina in cui tutto il cinemondo vorrebbe apparire. Il consenso delle tre proiezione riservate a Salvo su una Croisette vittima di inarrestabili diluvi sono state “calde”, proprio come l’aria torrida di Sicilia, mirabilmente fotografia da Daniele Ciprì nella quale si sviluppa la storia convergente dal sicario per mafia Salvo (interpretato dal palestinese Saleh Bakri) e la giovane cieca Rita (Sara Serraiocco). Difficile incastonare una pellicola come Salvo nei territori dei generi convenzionali: dramma esistenziale, romanzo di formazione, noir, western, persino fantascienza. Lo sguardo di Grassadonia/Piazza è quasi ossessivo (forse troppo) sui loro protagonisti, che si perdono nelle paludi di una narrazione (volutamente?) nebulosa. Il realismo magico si candida a forma narrativa privilegiata a definire questo film, coprodotto dalla Francia ma tuttora senza una distribuzione italiana.

Soddisfazioni tricolore a parte (domani sarà la volta di Valeria Golino col suo Miele in concorso ad Un certain regard), il concorso ufficiale ha tagliato il nastro di partenza. Due i film finora passati: il ruvido Heli del messicano Amat Escalante e il minimalista Jeune & Jolie di François Ozon, uno degli eroi in patria e dei più prolifici cineasti in circolazione. Da segnalare che il suo Nella casa è ancora nelle sale italiane.

Diversissimi in tutto, i due concorrenti si accomunano per i protagonisti giovani, da una parte l’operaio Heli e sua sorella 12enne Estela innamorata di un poliziotto, causa di un dramma di violenza infinita, dall’altra la 17enne parigina Isabelle – bellissima, benestante e intelligente – che s’intossica nella pratica della prostituzione. La giovane non ha bisogno di soldi, è semplicemente attratta dal successo che la sua bellezza suscita negli uomini di qualunque età e classe sociale. Un passaggio (senza ritorno?) dall’innocenza all’esperienza estrema, descritto con la cine-sensibilità (non di rado sfociata in voyeurismo) di cui Ozon è inequivocabilmente dotato, benché essa manchi in questo specifico film di quel coraggio di sperimentazione linguistica di cui il regista ci ha dato prova in altre occasioni. Punta di diamante di Jeune & Jolie è indubbiamente l’esordiente attrice (già modella per YS Laurent) Marine Vacth: uno splendido “animale” da fotografare, riprendere e osservare senza sosta, mescolanza in versione teenager tra Laetitia Casta e Julia “pretty woman” Roberts. Una gioia per gli occhi di tutti, donne incluse.

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