La luce delle candele rischiara la strada di fronte all’ambasciata d’Irlanda a Londra. Corone di fiori e stendardi ricoprono le inferriate, donne dai capelli rossi vestono a lutto. Un aborto negato perché “questo è un Paese cattolico” e la conseguente morte di una giovane donna – Savita Halappanavar – di origine indiana per setticemia stanno infatti scuotendo l’intera Irlanda dall’altra parte del mare, dove l’aborto è appunto vietato dalla legge.

I partiti politici di Dublino discutono animatamente e storici attivisti per la libera scelta delle donne alzano la voce. E l’eco delle polemiche arriva fino alla capitale britannica, appunto, dove da qualche giorno centinaia di attivisti, soprattutto immigrati irlandesi, stanno protestando per la morte di Savita Halappanavar, giovane dentista morta alla fine di ottobre, dopo aver supplicato il personale medico dell’ospedale irlandese dove era ricoverata di poter abortire.  

Intanto, una stima non ufficiale parla di “qualche centinaio” di donne irlandesi che ogni anno vengono ad abortire nel Regno Unito. Viaggi della speranza – o della fine di essa – ai quali sono obbligate da una legge che rispetta per filo e per segno il precetto cattolico. I dati del Department of health, il dipartimento per la salute britannico rivelano che, nonostante il numero delle donne provenienti dall’Irlanda sia diminuito del 7% nell’ultimo anno, le richieste di aiuto tramite il call center telefonico sono più che raddoppiate nello stesso periodo temporale. E gli esperti fanno risalire il calo dei viaggi alla crisi economica in atto in Irlanda, che lascia senza risorse economiche intere famiglie, senza neanche il denaro necessario a comprare un biglietto aereo e a pagare un albergo o una clinica privata.  

La giovane dentista di origine indiana si sentì appunto dire “non possiamo farla abortire, questo è un Paese cattolico”, così riporta il marito, un ingegnere che lavora per una grossa azienda in Irlanda e che ora è tornato in Asia per dare un saluto ai resti della moglie. Savita, che suo malgrado sta diventando una paladina dei diritti delle donne irlandesi, rispose: “Ma io non sono né cattolica né irlandese”. Ma a nulla servì questo sua semplice affermazione: la gravidanza iniziò a darle complicazioni e lei morì dopo una settimana di ricovero per un’infezione al sangue che colpì anche fegato e reni.  

In realtà la legge irlandese consentirebbe l’aborto alle donne che rischiano di perdere la vita, ma raramente questa norma viene presa in considerazione. Attivisti irlandesi e britannici denunciano da anni le incertezze legali, così come ora sta facendo Ivana Bacik, una parlamentare laburista irlandese, che nei primi anni Novanta rischio più volte di finire in carcere per aver distribuito a Dublino dei volantini con pubblicità di cliniche britanniche per l’aborto. “Questa vicenda deve farci riflettere – dice ora Bacik – Il fallimento dei vari governi che si sono alternati in Irlanda e l’incapacità per tutti questi anni di promulgare una legge vera e chiara sull’aborto sono alla base della grande incertezza legislativa che ci contraddistingue”. Non tutto il Labour irlandese chiede il diritto all’aborto perché l’elettorato cattolico è facilmente suscettibile. Ma cresce il numero di politici e parlamentari che chiedono maggiore chiarezza e regole uguali per tutti. 

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