Da convinto liberale, aspetti per anni che qualcuno abbia il coraggio di portare avanti un programma politico affine alle tue idee, salvo poi restare deluso ogni volta. E allora, se scende in campo un liberale come Oscar Giannino, per un secondo ti balena l’idea che sì, magari è la volta buona, nonostante le bizzarrie del personaggio, nonostante un atteggiamento elitario che certo non aiuta ad accalappiare consensi.

Poi, però, ti soffermi a riflettere meglio sulle proposte di Fermare il declino e ti accorgi che si parla solo ed esclusivamente di economia e che trattasi, dunque, di quella nutrita schiera di individui che vogliono fare i liberali solo in economia e che se poi sentono parlare di diritti civili o temi etici storcono il naso, fanno spallucce e sussurrano (tra un tiro di sigaro e un sorso di brandy): “Non è questa la priorità. Bisogna pensare all’economia. Ognuno fa quello che vuole. Non vogliamo altre leggi che regolino cose di scarsa importanza”. E via cantando, ad libitum, fino a quando ti arrendi, spegni il sigaro sul cachemire dell’interlocutore liberale a mezzo servizio e vai via furibondo.

Ecco, Fermare il declino sembra esattamente questo: il solito club di iperliberali e iperliberisti in economia, che però sul resto avvertono solo la libertà di infischiarsene altamente. E allora, piuttosto che a fermare il declino, per adesso si dovrebbe fermare Giannino. Per il resto c’è tempo.

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