Il governo lo ha dichiarato nero su bianco al termine del consiglio fiume di venerdì: l’Italia ha bisogno di una “radicale innovazione tecnologica”. La priorità per crescere è l’Agenda digitale, che include azzeramento del digital divide, sviluppo dell’e-commerce e digitalizzazione della pubblica amministrazione. Obiettivi ambiziosi troppe volte annunciati anche dai precedenti governi e mai realizzati, in un paese dove il 41% degli italiani non ha mai navigato in rete. Il pacchetto per l’innovazione potrebbe arrivare sul tavolo del Consiglio dei ministri già venerdì e il 7 settembre il governo dovrebbe procedere alle nomine per l’authority dedicata, l’Agenzia digitale. Che, fra l’altro, sono state anche responsabili del ritardo del decreto Digitalia che è slittato da giugno a – speriamo- settembre. A coordinare i lavori, la cabina di regia interministeriale.

I punti del pacchetto innovazione sono allettanti, anche se per ora rimangono soltanto buone intenzioni. Innanzitutto, per allinearsi all’Agenda digitale Europea, il Ministero dello Sviluppo vuole collegare entro il 2020 il 100% dei cittadini a 30 Mbps e il 50% a 100 Mbps. Ed entro il 2013 annullare il digital divide con il Piano nazionale banda larga con la connessione di tutti gli italiani a 2mega di velocità, anche se la connessione alla banda ultralarga per ora copre soltanto il 10% del territorio nazionale. Costo 450 milioni di euro che il governo, dice, sono “da reperire”. Oltre alla realizzazione delle reti di nuova generazione”, l’esecutivo punta allo sviluppo del “commercio elettronico” e alla “piena digitalizzazione dei rapporti tra cittadini e pubblica amministrazione”, inclusi “carta d’identità elettronica e sviluppo della sanità elettronica”. Poi si preoccupa anche del digital divide di secondo livello, ovvero della consapevolezza dell’uso delle tecnologie “a partire dal mondo della scuola”. Importante anche “implementare gli investimenti pubblici e privati nel settore dell’Ict per agevolare il cloud computing” e incentivare l’uso della moneta elettronica per la tracciabilità dei pagamenti, senza dimenticare telelavoro e lo switch off (“dematerializzazione”) dei servizi ai cittadini. Se gli obiettivi fossero centrati, il cambiamento sarebbe epocale, sia per i privati che per la pubblica amministrazione.

Prima di vedere che cosa concretamente verrà prima messo sul piatto e poi implementato, però, c’è un altro nodo da sciogliere. Lo stesso che ha fatto slittare da giugno a settembre, anche se la data è ancora indefinita, il decreto Digitalia. Si tratta delle nomine per l’Agenzia digitale, l’authority che si occuperà di realizzare quanto deciso dal piano crescita in tema di innovazione e tecnologie, inserita per volere di Passera tra i 61 articoli del decreto sviluppo. Accorperà DigitPa e l’Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione, il direttore rimarrà in carica tre anni e sarà nominato direttamente da Mario Monti che vigilerà sul funzionamento dell’ente insieme ai ministeri di Sviluppo e Istruzione. Secondo quanto riporta il Corriere della Sera, la partita è ancora tutta aperta e i nomi che circolano in questi giorni potrebbero essere diversi da quello su cui convergeranno Monti e Passera. Ci sarebbe Mario Calderini, il consigliere per gli affari digitali chiamato da Profumo, che è dato per favorito ma non ha esperienza manageriale. Ed è troppo vicino al ministro dell’Istruzione, che qualche settimana fa era entrato in polemica con Passera proprio sulla creazione dell’ente. Improbabile invece un accordo su Roberto Sambuco, capo dipartimento delle comunicazioni presso lo Sviluppo economico. Al di fuori dell’ambito strettamente politico, invece, circolano i nomi di Salvo Mizzi, esperto innovazione per Telecom Italia, il fondatore di Dada Paolo Barberis, Alfonso Fuggetta del Politecnico di Milano e Stefano Parisi presidente di Confindustria digitale. Per la nomina, è stato annunciato un bando. Ma si tratta di una pura formalità, visto che non ci sarà una commissione a valutare i curricula, che passeranno solo tra le mani di Passera e Monti, gli unici a decidere. Sbloccata la nomina, vedremo quanto dell’agenda digitale farà davvero crescere il Paese.

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