L’indagine che riguarda il consigliere regionale Angelo Giammario non è inaspettata. Giammario compare già in altre indagini e la sua inopportuna vicinanza con alcuni esponenti delle cosche è stata oggetto di diversi dibattiti. Certo le perquisizioni al Pirellone che riguardano esponenti del governo lombardo sono all’ordine del giorno, le notizie a cui non possiamo (e non dobbiamo) abituarci arrivano con cadenza praticamente quotidiana ma il punto è etico, morale e strettamente politico.

Infilarsi nell’analisi scollegata dell’indagato di turno (che sia Giammario, il presidente del Consiglio Davide Boni, la Minetti e sarebbe troppo lungo l’elenco per includerli tutti) finisce per salvare il responsabile di questo sfascio istituzionale e democratico: Roberto Formigoni.

Proprio poche ore prima della notizia d’indagine su Davide Boni la stampa nazionale pubblicava la lettera con cui Formigoni si giustificava con Don Verzè sul dissesto finanziario del San Raffaele ma la notizia è scomparsa sotto la polvere delle indagini sull’esponente leghista. Come sempre in questi ultimi anni ci si dimentica di analizzare la sistematica serie di indagati, arrestati e rinviati a giudizio in Regione Lombardia come gli inevitabili anelli di un sistematico controllo del potere che per privatizzare le regole (oltre alle scuole e alla sanità) ha bisogno di servitori al soldo. Perché il modello Formigoni funzioni è necessario che alcune figure chiave (tra i funzionari, le corporazioni e nei partiti) si prestino all’asta incessante dei diritti rivenduti come privilegi e regalie. In un sistema lombardo dove evidentemente chi ha disponibilità finanziaria riesce a comprare anche gli strumenti democratici servono “svenditori” disponibili a farsi comprare. Che oggi sia Giammario, che ieri sia stato Ponzoni e che domani sarà qualsiasi altro, è il punto politicamente meno interessante.

Per questo le analisi circoscritte non valgono più: il Consiglio Regionale della Lombardia ha poco meno di due anni ed è in pieno disfacimento morale, etico e rappresentativo. Dopo due anni si ritrova già una credibilità logorata e sconfitta. Formigoni dimostra di avere frequentazioni, amici, assessori, ex assessori e compagni di partito scelti con una chirurgica precisione negativa, il centrosinistra ha il portabandiera della scorsa battaglia elettorale (Filippo Penati) che ha dimostrato predisposizioni “sistemistiche” che non hanno certo avuto il sapore dell’alternativa e che sono finite nello stesso rivolo giudiziario e di inopportunità politiche.

Formigoni si consegni. Agli elettori. E ad una regione che ha bisogno il prima possibile di recuperare il valore dell’opportunità politica e dell’intolleranza verso ladri e ladrocini (l’unica intolleranza che servirebbe, impellente).

Gli altri propongano temi e modi (senza segreta ammirazione per il modello lombardo esistente, possibilmente).

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