Ritengo che la decisione del Presidente Napolitano di non incontrare i sindaci No Tav a Torino costituisca una importante occasione mancata, un errore. Proprio il suo ruolo super partes avrebbe potuto aprire uno spazio di confronto che sposti il dibattito dall’ordine pubblico alle reali ragioni della popolazione valsusina.

La decisione sull’opera, è vero ed evidente, non compete al Capo dello Stato ma la sua posizione al di sopra delle parti politiche poteva facilitare la ripresa del dialogo, di un dialogo pacifico e costruttivo sui motivi alla base del movimento contro l’alta velocità sulla Torino-Lione. Ritengo infatti che oggi sia necessario riaprire il dialogo. Occorre in tutti i modi evitare che il problema politico della Tav diventi un problema di ordine pubblico. In una democrazia la politica ha il dovere di interloquire con la popolazione e proprio lo stato democratico nato dalla resistenza ha riconosciuto la questione sociale come questione politica superando ogni tentazione di ridurre le rivendicazioni sociali a questione di ordine pubblico.

Chi meglio del Presidente della Repubblica, che rappresenta l’unità nazionale, può avere un ruolo decisivo nel riconoscimento e nella riattivazione del dialogo tra le diverse posizioni in campo? Si tratta di un fatto istituzionale, perché la comunità nazionale, anche e soprattutto in un momento di forte conflitto, è tutelata e resa evidente dalla figura del capo dello stato. Il riconoscimento della comunità nazionale è propedeutico al riconoscimento delle diverse posizioni politiche che concorrono alla formazione della dialettica democratica. Non posso quindi che esprimere il mio profondo rincrescimento per la decisione del Presidente Napolitano che, con questa sua decisione, non ha mantenuto la figura del Presidente della Repubblica al di fuori e al di sopra del confronto e dello scontro politico.

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