A sapere che tanti se ne vanno e di tornare non vogliono neppure saperne, viene solo rabbia. Non solo perché uno straniero viene a studiare o lavorare in Italia molto meno di quanto gli italiani vadano all’estero, una volta valutate le condizioni di qualità dell’istruzione superiore, retribuzione e opportunità di impiego. Ma anche perché le istituzioni del nostro Paese sembrano ignorare i numeri e la sostanza dell’ondata di nuova emigrazione che da più di un decennio sta invadendo l’Europa – e svuotando fatalmente l’Italia.

Per tentare di colmare questa lacuna è in corso il primo censimento degli italiani all’estero. Quanti sono, cosa fanno, perché fuggono i nostri connazionali? Domande a cui vuole rispondere l’iniziativa lanciata da ITalents e Comune di Milano, che corre in parallelo con il grande censimento degli italiani in Italia, lanciato ufficialmente nell’autunno scorso. Animatori dell’iniziativa, tra gli altri, Alessandro Rosina, professore di Demografia all’Università Cattolica di Milano, Eleonora Voltolina, fondatrice di repubblicadeglistagisti.it e blogger de ilfattoquotidiano.it e Claudia Cucchiarato, autrice di Vivo altrove, e già animatrice di un questionario degli italiani fuori dai confini nazionali lanciato nel 2010 sul sito di Repubblica.

“La prima ispirazione”, spiega Rosina, presidente dell’associazione ITalents, “nasce dalla legge Controesodo, un’iniziativa parlamentare bipartisan che aveva lo scopo di invitare i nostri giovani talenti espatriati a ritornare in Italia, mettendo in campo agevolazioni fiscali per favorire il rientro dei talenti in Italia. Abbiamo pensato: oltre ad invitarli a fare marcia indietro, non sarebbe forse interessante capire le ragioni per cui se ne sono andati? Ma l’indagine serve anche a capire chi sono e come vivono quelli che decidono di non tornare, e come consentire loro di contribuire in modo sempre più connesso e globalizzato alla crescita del loro Paese di origine. Il comune di Milano, in particolare con l’assessore allo Sviluppo della giunta Pisapia Cristina Tajani, sta collaborando attivamente a promuovere l’iniziativa”.

Uno dei grandi problemi consiste nel sapere quante persone effettivamente lasciano l’Italia o per difficoltà o impossibilità di trovare un lavoro, o per desiderio di trovare condizioni di impiego più qualificate e meglio retribuiti che nel nostro Paese. Da parte sua l’Aire, ovvero l’anagrafe della popolazione italiana residente all’estero, registra soltanto chi vive stabilmente oltre confine, ma fa fatica a fotografare la realtà di giovani studenti e professionisti che a volte cambiano città, in Europa e nel mondo, a seconda delle migliori opportunità che vengono loro offerte.

All’appello hanno già risposto in tanti. Precisa Eleonora Voltolina, segretario generale di ITalents: “Non pensiamo di fare un censimento su tutti gli italiani che vivono all’estero, quanto piuttosto di raggiungere una quota statisticamente rilevante”. Tra l’altro, chi vuole può ancora dare il suo contributo rispondendo alle domande per gli italiani che vivono all’estero o per quelli che sono rientrati in Italia.

Dallo studio preliminare – messo a punto combinando dati ITlaents con quelli di Istat e Aire – emerge come l’emigrazione più recente di giovani che vanno a cercare maggiori opportunità all’estero ha avuto come destinazione principale Paesi come Gran Bretagna (13,5%), Germania (11,5%), Svizzera (9,5%), Francia (9%), Stati Uniti (8%), Spagna (6%). Ma molti italiani vanno anche in Cina, Brasile. Emirati Arabi e Australia, con presenze registrate in più di 150 nazioni.

“La cosa più importante saranno poi le riflessioni e le letture che si potranno fare a partire dai dati e dai commenti raccolti, una volta terminata la ricerca”, conclude Claudia Cucchiarato.

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