Se arrivasse  il terremoto, pensavo giorni fa mentre tremava il pavimento di casa sotto i miei piedi. Qualcosa di grande e indolore che ci inghiottisse tutti. Non un terremotello così. Tutte e tutti fuorchè i bambini e le bambine, le ragazze e i ragazzi. Che così potrebbero cominciare da capo. Leggeri, senza il fardello delle nostre colpe da portarsi sulla schiena.

L’ho pensato oggi alle ore 15 di nuovo. Con intensità ho voluto che la mia città fosse inghiottita insieme a me. L’ho pensato per disperazione e per vergogna.
Arrivo in Stazione Centrale: freddo siberiano, ghiaccio sull’asfalto, nevischio gelido negli occhi. Esco dalla Stazione e con passo rapido vado a prendere il bus. Inciampo in qualcosa. Guardo: non è un fagotto, si muove. Mi chino: è una donna vecchissima, quasi sdraiata sul marciapiede, vestita con una gonna lunga di cotone e una giacchetta lurida. Pare intontita. La tocco e le parlo. E’ rumena. Capisco: si tratta di una delle tante anziane/i che vengono rapite dai loro villaggi da gruppi di delinquenti per sbatterle in strada da noi. Pare che per compassione molti diano loro dei soldi. Che gli aguzzini a sera raccolgono. Se i soldi raccolti non sono quelli ritenuti sufficienti, gli aguzzini bastonano le vecchie, che dormono in stamberghe al gelo. Questo racket dei vecchi è noto alle forze dell’ordine.

L’anziana trema in modo impressionante. Io voglio urlare. Vado di corsa a cercare un poliziotto. Ne trovo tre, due uomini e una giovane donna. “C’è una donna vecchissima che sta morendo letteralmente dal freddo, è sdraiata sul ghiaccio”. “L’abbiamo vista, signora. Non possiamo fare niente.” “Come niente? Come niente? Domani il Corriere titolerà che un altro anziano è morto nella ricca Milano. A cosa servono questi articoli? Evitiamo che crepino!” A questo punto interviene la giovane poliziotta, direi trentenne, mi guarda infastidita e alle mie orecchie incredule dice: “Cara signora, la vecchia sceglie di stare lì. E’ una sua scelta. Noi non possiamo fare nulla.”

E’ una sua scelta stare lì. Sdraiata a 80 anni nel ghiaccio con una giacchetta di cotone. Sceglie di stare lì.

“L’accattonaggio non è più un reato da vent’anni signora, non lo sa?”, mi inseguono le parole del poliziotto mentre mi allontano. Mi avvicino alla donna che mi pare mormori “fame”. Entro in stazione, faccio la fila al bar. “Un panino con la cotoletta” dico al barista che a sua volta mi domanda “caldo?”.  Penso alla vecchia sul ghiaccio. “Caldo, sì” e penso con strazio a quanto poco inciderà il panino caldo nel suo corpo ormai assiderato.
Le porgo il panino, abbozza qualcosa che pare un sorriso. Non riesce a stringere la mano congelata intorno al pane. Resto finchè lo afferra e piano dà un morso. In stazione ci sono i City Angels. Ma so che non serve. La vecchia donna verrà sempre riportata al freddo dai suoi aguzzini che da lei guadagnano, così come dai bambini. Finchè morirà.

Strano vero? Non è India, trattasi di Europa. Cosa si fa in questi casi? La porti a casa tua? La fai vivere con te? E le mille altre e altri?
Sconfitta.
Sono e siamo sconfitte e sconfitti. Il sistema che abbiamo creato è questo.
Mi risuona nella mente la frase della giovane poliziotta: “Sta lì perchè è una sua scelta. Noi glielo chiediamo e lei dice che vuole stare lì”.
Assomiglia tanto a quella frase, proprio a quella che mi sono sentita dire tante volte: “Guardi Zanardo che la gente vuole vedere questa tv, accende autonomamente e quindi vuol dire che vuole vedere questa tv. E’ una libera scelta”.

Se ci fosse stato  un terremoto oggi nella piazza della Stazione Centrale e ci avesse inghiottiti.

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