Secondo la classificazione del rischio anestesiologico, per Asa IV si intende una “malattia sistemica grave con prognosi severa che pregiudica la sopravvivenza indipendentemente dall’intervento chirurgico”.

Per non dimenticare, Federica Mauri e Giuseppe Morello, hanno scritto un libro dal titolo: “Asa IV. La clinica degli orrori Santa Rita: la storia e la sentenza”. Il libro è un riassunto dettagliato delle vicende della Clinica Santa Rita di Milano, dai più denominata la clinica degli orrori, in quanto alcuni medici, raccontano i magistrati nelle 1187 pagine della sentenza depositata, si sono comportati con “insensibilità e spietatezza” con l’ansia di “riempire la sala operatoria”.

In seguito ad un esposto anonimo, la Guardia di Finanza di Milano inizia le indagini tra la fine del 2006 e l’inizio del 2007, acquisendo le cartelle cliniche che vengono messe a confronto con gli stessi ricoveri, classificati per tipologia, di altre strutture ospedaliere della Provincia di Milano. Il 4 luglio 2007 inizia l’attività di ascolto e di intercettazione telefonica che portono alla luce un sistema di truffe in cui medici, per denaro, infliggono inutili sofferenze.

Cito dall’introduzione: “In spregio a ogni sentimento umano sono arrivati persino a operare tre volte in sette mesi una donna di 92 anni malata terminale di cancro, morta in sala operatoria”.

Come da me studiato e pubblicato già nel 2003, il sistema di controllo amministrativo attuale poco ha a che vedere con il controllo sanitario. Controllo inteso non come metodo coercitivo, ma come certezza dell’onestà del personale, in modo che non siano necessarie le denunce anonime per far venire alla luce vicende che hanno come fondamento il guadagno in spregio della salute e della vita umana.

Concordo, in questo caso, con il prof. Umberto Veronesi quando dice che bisogna tornare a parlare di ospedali e non di aziende ospedaliere.

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