Oggi gli irlandesi sono chiamati a votare per l’elezione del presidente della Repubblica, l’impronunciabile Uachtarán na hÉireann, una figura istituzionale con molti paralleli con quella italiana, ma che viene direttamente scelta dai cittadini. Ormai da un mese le cassette delle lettere raccolgono i volantini elettorali e le televisioni ospitano dibattiti e interviste multiple con i sette candidati alla carica.

Come in Italia, il presidente della Repubblica d’Irlanda è a capo delle forze armate, ratifica le leggi e ha una funzione di generale sorveglianza sul parlamento, la magistratura e il governo. È insomma un ufficio prevalentemente simbolico e rappresentativo, con limitati poteri pratici, ma, come dicono gli stessi candidati, “i simboli possono essere molto potenti”.

Terminato domenica il campionato del mondo di rugby, le elezioni del 27 ottobre sono divenute ormai obbligatoriamente l’argomento principale dei pub e della vita pubblica irlandese.

Chi ama la politica e i programmi o è maggiormente legato ad un partito parteggia per il laburista settantenne Michael Higgins o per il conservatore Gay Mitchell, ma molti cittadini hanno dichiarato di sostenere l’indipendente Sean Gallagher, che sembra guidare tutti i sondaggi.

Abituati negli ultimi 21 anni ad avere presidenti donna, gli irlandesi non si straniscono certo nell’avere in lizza due candidate del gentil sesso. Si tratta in entrambi i casi di due indipendenti, e cioè Mary Davis, proveniente dal mondo dell’attivismo civile a sostegno dei disabili, e la cattolica Dana Scallon, cantante vincitrice negli anni ’70 di Eurovision (sì: quel programma con Raffaella Carrà che in Italia non vede nessuno).

Desta invece molto scalpore (scalpore anglosassone, si intende: molto simile all’indifferenza italiana) la figura di Martin McGuinness, che si autodefinisce un “ex combattente paramilitare” ed è stato comandante dell’Ira negli anni ’70, coinvolto in violenze e omicidi e perfino imprigionato per sei mesi. Candidato del Sinn Fein, il partito nazionalista, socialista e indipendentista irlandese, McGuinness è stato anche uno degli artefici della pace degli ultimi anni e vicepremier in Irlanda del Nord, cose che non cancellano però il suo passato agli occhi di irlandesi e inglesi.

Un’altra figura discussa è il liberale David Norris, la prima persona dichiaratamente gay a ottenere incarichi politici nel paese e convinto attivista liberale a favore dei diritti degli omosessuali. Dopo essere uscito dalla corsa alla presidenza per un vecchio scandalo di poco conto (niente a che vedere con il “tipico scandalo italiano” che in Irlanda sarebbe un’“apocalisse”), Norris è rientrato all’ultimo minuto nella competizione elettorale e rappresenta probabilmente il simbolo di cambiamento più spiccato nel panorama dei candidati.

Insomma, attivisti civili e dei diritti degli omosessuali, cantanti ed ex paramilitari, politici di lungo corso e una carismatica donna sulla cinquantina: il volto dell’Irlanda sta per cambiare e presto potremmo anche stupirci di quanto.

di Mauro Longo, giornalista freelance in Irlanda

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