Agli sgoccioli degli anni Settanta finì in carcere per vilipendio della religione e di un capo di Stato estero (il Papa), per aver pubblicato sulla rivista satirica Il Male cose che oggi preferisce non rivangare. Basti ricordare che alcune copie del giornale furono bruciate in piazza dal parroco di Spilimbergo, che lo giudicava “degno di essere precipitato tra il magma dei nostri italici vulcani, congeniale sede per simili ossesse pubblicazioni”.

Ma trent’anni dopo, Calogero Venezia detto Lillo non perde il vizio e rivendica: “Il direttore dell’unico vero Male sono io”. Dove per vero Male intende quello in versione Vauro più Vincino – che cureranno materialmente la fattura del giornale -, non quello di Vincenzo Sparagna, che, offeso per non essere stato coinvolto nel progetto, pochi giorni prima dell’uscita della nuova creatura ha mandato in edicola Il nuovo Male, allegato Frigidaire.

“Ho diretto la versione originale del Male, quello uscito nel 1977, in pratica dall’inizio alla chiusura”, ci tiene a precisare Venezia, “mentre Sparagna lo fece solo per una breve fase”. Dunque non c’è storia, ribadisce, “gli eredi del Male storico siamo noi”. Tant’è che, non pago delle passate traversie, ha accettato di essere, per la nuova testata satirica, il direttore responsabile. “Quello che va in galera”, commenta. E sa di cosa parla.