Alla notizia della pensione posticipata di sei anni (cinque di università e uno di militare) appresa da Mentana al Tg della sera molti sessantenni hanno rischiato lo svenimento. Dopo anni di pianificazione, idee di viaggi in Sud America o di trasferirsi nella casetta al mare, hanno visto il tanto agognato pensionamento saltare con una sola frase. Dopo alcuni minuti di shock si sono messi gli occhiali da lettura e, calcolatrice alla mano, hanno stimato il danno: pensione nel 2018? 2020? Date da fantascienza. Due sere dopo, dal sito de Il Fatto hanno appreso che lo slittamento era annullato. Sarebbe toccato a qualcun altro pagare. Un sospiro di sollievo. Giro di roulette russa e sotto a chi tocca.

A ruota ognuno viene di giorno in giorno chiamato in causa per risanare i problemi economici del paese. I vertici del Governo si riuniscono puntualmente attorno a un tavolo per riuscire a raggranellare i soldi e decidere a chi tirare il colpo gobbo quel giorno… “Pagano gli statali!” E gli statali si arrabbiano, sbraitano e i sindacati protestano. “Allora… Pagano gli operai!” E gli operai si arrabbiano, sbraitano e i sindacati protestano. “I consumatori! Con l’aumento dell’IVA!” E i consumatori (cioè tutti) si arrabbiano, sbraitano e i sindacati protestano. “Eureka! Gli evasori!” E a qualcuno scappa da ridere.

Il Governo continuerà ad andare per tentativi, finché non troverà qualcuno che non si arrabbia, non sbraita e troverà dei sindacati che non protestano (due già ci sono). Tenteranno di far pagare qualcuno senza dirglielo. Ci hanno provato con le vecchiette sottraendogli la pensione di reversibilità, sembrava fatta, ma se ne sono accorte “Accidenti! Come hanno fatto?!” e si sono arrabbiate e hanno sbraitato anche loro.

Però tutte queste sparate tra le vampate di calore di fine estate un effetto lo hanno avuto. Far venire un colpo a qualcuno, e con il ticket sanitario, intanto, qualcosa lo hanno rimediato.

Ma a chi toccherà pagare domani?

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