A volte la realtà supera la fantasia e, nel nostro Paese, spesso, sfortunatamente, il sorpasso avviene in direzione opposta a quella auspicata dai più.

Ecco una storia di ordinaria follia ed anti-democrazia, tutta italiana.

Nei mesi scorsi, Altroconsumo, associazione nazionale di consumatori, ha promosso una class action contro la Rai, chiedendo al Tribunale di condannare l’azienda radiotelevisiva di Stato a risarcire i propri abbonati per le gravi e reiterate violazioni del contratto di servizio pubblico poste in essere, ledendo così il diritto all’informazione.

Al centro delle contestazioni mosse alla Rai, in particolare, l’ormai celeberrimo – in negativo – oscuramento dei talk show politici a ridosso delle ultime consultazioni nazionali e il reiterato mancato rispetto da parte della concessionaria pubblica radiotelevisiva (di pubblico, in realtà, sono ormai rimasti solo i soldi – nostri – con i quali viene finanziata una Tv che lavora, quasi a tempo pieno, per i soliti lorsignori di Palazzo) degli obblighi su di essa gravanti in termini di par condicio.

Semplice e lineare la tesi sostenuta da Altroconsumo: Rai è obbligata nei confronti dei propri abbonati a fornire loro, tra l’altro, un’informazione politica completa, corretta, libera, pluralista ed esaustiva così da porli in grado di formarsi un proprio convincimento politico ed esprimere, quando richiesto, il proprio voto elettorale. Essendo Rai – o, almeno, è questo il convincimento di Altroconsumo – venuta meno a tale obbligo, meriterebbe di essere condannata a risarcire agli abbonati il danno loro arrecato, un danno, appunto, da lesione del diritto all’informazione.

In vista della prima udienza della class action, Altroconsumo, ha deciso di informare i cittadini dell’iniziativa intrapresa e di invitarli a manifestare l’intenzione di aderire all’azione di classe, per l’ipotesi nella quale i Giudici avessero ritenuto ammissibile l’azione stessa. L’Associazione dei consumatori ha, quindi, provveduto, a proprie spese, ad acquistare pagine sui maggiori quotidiani italiani e a promuovere l’iniziativa online e off line. L’idea non è, tuttavia, piaciuta alla Rai che, sentendosi offesa da tale condotta di Altroconsumo e ritenendo che essa violasse il proprio diritto alla difesa – non è chiaro perché -, ha chiesto agli stessi giudici già investiti dell’azione di classe di ordinare ad Altroconsumo l’immediata sospensione della propria campagna d’informazione e la pubblicazione di comunicati “riparatori”.

Non solo, dunque, la concessionaria pubblica radiotelevisiva non informa come dovrebbe i propri abbonati ma ritiene, addirittura, di dover imporre la regola del silenzio a quanti, autonomamente, decidono di fare informazione su argomenti di grande rilievo come, appunto, una sospetta violazione del diritto all’informazione posta in essere dalla società pubblica alla quale lo Stato demanda il compito di informarci. Sembra proprio che la Tv di Stato abbia, ormai, il germe della censura per chiunque non si ispiri al pensiero unico di Palazzo, nel proprio patrimonio genetico.

In attesa della decisione del giudice, non resta che raccontare questa storia perché in casa Rai capiscano che, grazie ad Internet, ormai, chi di censura ferisce, di informazione perisce, e che non si può più imporre il silenzio su storie e questioni di evidente interesse pubblico. Sono, ormai, oltre 50 mila gli abbonati Rai che hanno manifestato l’intenzione di aderire, se venisse ritenuta ammissibile dai Giudici, all’azione di classe.

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