In questo momento sto rimirando il mio vecchio tesserino, oro sbiadito su marrone più sbiadito ancora, con la cifra 32357 che si legge appena e quel ragazzo ironico che mi sorride dalla foto, e quel ragazzo sono l’io di trentun anni fa.

Ricordo il momento preciso in cui me l’hanno dato, e anche che quella sera festeggiammo coi miei amici Siciliani a Roma; Antonio, Miki, Claudio e il Direttore. È molto che non lo tiravo fuori, perché colla vita che faccio non mi serve più.

“Va bene, l’hai onorato per tutto questo tempo – mi fa il ragazzo della foto – E allora? Adesso ce l’ha anche gente come Feltri, e i tuoi colleghi saggi e importanti dicono che va bene così. Ma và, buttalo nel cesso!”.

Ma per fortuna trent’anni di mestiere mi hanno insegnato qualcosa. Stappo fulmineo il Fundador e via al primo bicchiere. Domani è un altro giorno.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Si può dire che Fazio ha sbagliato?

next
Articolo Successivo

Il pm Fiorillo da Lucia Annunziata su Raitre
Masi cerca di fermarle: “Parlate d’altro”

next