Di tanto in tanto tornano film sulla Seconda Guerra Mondiale a ricordarci il mondo di Hitler: vari cerchi concentrici di “yes men” stretti intorno al Fuhrer per impedire che ogni spiraglio di realtà raggiungesse il suo bunker. Non erano buoni e protettivi, erano agli ordini. Gli ordini non erano sporadici: erano interni ad una logica che doveva prevedere solo vittoria, e dunque esagerazione di ogni evento per mantenere ben teso – fino alla fine – il clima di slancio. Nel bunker di Berlusconi – paragonabile per autismo mentale, bisogno di realtà truccata (a cominciare da se stesso), cerchi protettivi di uomini e donne fedeli che si interpongono tra il capo e i fatti realmente accaduti, ma per fortuna senza la devastante potenza distruttiva dell’antenato – la strategia è ferrea, ma rovesciata. Siamo noi a sostenere che “la sinistra” è malata o – se necessario – assassina? Diciamo che ci attaccano e ci insultano ogni giorno. Non c’è più la sinistra? Ignorare, fingere un assedio. C’è un’opposizione che chiede ogni giorno un “dialogo”? Denunciare il testardo e pericoloso rifiuto della opposizione ad ogni benevola apertura del governo. Occupiamo, controlliamo e possediamo tutte le televisioni? Gridiamo che sono tutte contro di noi, e che noi siamo il perseguitato e la vittima.

Il Consiglio di Amministrazione della Rai e tutte le posizioni direttive della Rai – meno una o due – sono in mano alla destra? Proclamiamo di essere in minoranza, perseguitati e sul punto di essere cacciati. Tutto ciò è provato da un dispaccio segreto del generale Von Vespa, descritto all’interno di un festoso settimanale (di proprietà del capo) che pretende di occuparsi di poker e altri giochi di società. Il documento è in data 24 settembre. Ecco i punti salienti:

1. Nessun direttore di giornale italiano è lontanamente riconducibile a posizioni filogovernative. L’avvertimento è chiaro.

2. La Repubblica è un giornale patologicamente antiberlusconiano. Si riferisce all’insistenza di quel solo giornale (sostenuto dalla stampa del resto del mondo) a ottenere risposte sulla vita notturna del Primo Ministro.

3. Un importante giornalista si è stracciato le vesti per lo spostamento di due giorni di Ballarò in favore di Porta a porta. Ma poi non disdegna di salire al primo piano di Palazzo Chigi a chiedere appoggi per una rilevante direzione televisiva. Notare l’utilità della minaccia all’avversario senza farne, per ora, il nome.

4. Le telvisioni del proprietario-Presidente “non fanno male a nessuno”, mentre non esiste al mondo una Raitre che colpisce sempre solo una parte politica. Von Vespa resta fedele al compito di sbarrare il passo alla realtà. Al Presidente-proprietario non piace.

5. Porta a porta ha un impianto chiaramente moderato. Il confronto è paritario. Von Vespa sta elogiando la sua divisione, poche truppe ma valorose, che per ora riescono ad occupare solo quattro sere alla settimana, ma sanno fare quadrato intorno ai monologhi solitari e non interrompibili del Presidente-padrone.

6. Raitre è stata, al contrario, sempre una rete di battaglia in favore della sinistra italiana e solo della sinistra. La parola codice è “al contrario”. Raitre si è condannata da sola e Von Vespa, lo rende noto nel suo dispaccio, rilevando che – al quartier generale – la colpa viene ritenuta irredimibile, qualcosa da far pagare caro.

7. “A dovere invocare la par condicio siamo noi pochi moderati, in larga e documentata minoranza”. Missione compiuta. Il rovesciamento è totale. Von Vespa annuncia dal suo forte – così gremito che non si troverebbe più un posto in piedi – la volontà di resistere ai due (a volte, quando non ne possono più, tre o quattro) che sostano in dissenso sotto le finestre blindate del Palazzo.

Scrupolosamente viene mantenuto il segreto: nel Palazzo le serate e le notti sono ancora cupe e desolate, dopo la disavventura di Tarantini, o si riapriranno – con la consueta discrezione – le feste?

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