Noi siamo leggenda. Jane Fonda e Robert Redford non potevano che far saltare il banco della 74esima Mostra del cinema di Venezia. Leone d’oro alla carriera 2017 per entrambi e un filmino piccino piccino, Our souls at night, prodotto da Netflix, saggiamente Fuori Concorso, per mostrarceli insieme su grande schermo a 38 anni da Il cavaliere elettrico di Sydney Pollack. Nel lavoro diretto da Ritesh Batra, ambientato tra le casette periferiche di una cittadina del Colorado occidentale, l’81enne Redford e la 79enne Fonda, sono due anziani vicini di casa senza più moglie e marito, e su iniziativa di lei, provano a “dormire” insieme a casa di lei. Sì a dormire. Perché non c’è più nessuna malizia tra i due. Semmai un’antica e mai sopita reciproca curiosità, che tanti hanno paragonato al rapporto privato da Robert e Jane fuori dai set in 50 anni di carriera.

Dicevamo di Our souls at night. Film che vola via leggero con l’aggiunta del geloso e dissennato figlio di lei (Matthias Schonaerts) che lascia temporaneamente all’anziana coppia il nipotino, e Louis/Robert che subito gli insegna a giocare coi trenini invece che a ticchettare sullo smartphone, o gli prende un bellissimo cane un po’ citrullo dal canile a fargli compagnia. Poco accade in questo testo senza picchi di spettacolarizzazione con i due protagonisti che si raccontano i loro amori e dolori passati, che sfidano l’invidioso chiacchiericcio di vicini e coetanei, che finalmente si baciano e fanno l’amore, anche se prima del giusto happy end deve ritornare in auge la possessività del figlio tradito di lei. “Robert baciava benissimo a 20 anni come a 80”, racconta una sfavillante e raffinata Jane Fonda tra il visibilio di fan di ogni età. “Dall’epoca de La Caccia (1965) e fino ad oggi con Jane è sempre andato professionalmente tutto benissimo. C’è amore, connessione, contatto”, aggiunge lui, anellone all’anulare e addosso una giacca color caffellatte che durante la conferenza stampa si toglie per rimanere in t-shirt bianca. La tagline di Our souls at night sembra proprio essere Non è mai troppo tardi. “Ho voluto fortemente questo film per due motivi: ci sono troppi film per i giovani e pochi che soddisfano i più anziani; volevo fare un altro film con Jane prima di morire”, spiega Redford. Understatement di gran classe, per i due divi hollywoodiani la recitazione è fatta di microgesti, sguardi, occhiate. Non sbagliano un’entrata in scena, un tempo per le battute.

“L’amore non cambia con l’età, ma migliora, perché anche se si ha la pelle meno soda, si diventa più coraggiosi. E questo film mi piace molto perché dà anche un nuovo volto culturale alla donna anziana”, aggiunge la Fonda. “Quando si è giovani non pensi che invecchierai mai. Si è atletici, ci si muove dappertutto. Oggi però devi stare sempre attento a dove metti i piedi, è tutto più rallentato. È qualcosa di molto difficile da gestire e mi rattrista molto”, chiosa Redford. Ed è tutto un richiamo al ricordo dei tempi che furono quello che esce dall’incontro stampa con i due attori. Pochissima politica (lui non vuole parlarne, lei mette in guardia dal cambiamento climatico e invita a darsi da fare) e tanti aneddoti, tra cui quello dell’innamorata e giovanissima Jane che durante le pause dal set di A piedi nudi nel parco mentre passeggia tra gli studios Paramount a un millimetro da Robert registra una sensazione particolare: “Tutte le ragazze dell’amministrazione, le segretarie, le donne si voltavano e dicevano ‘guarda è lui’. Si sentiva nell’aria che Robert sarebbe diventato un divo. E posso confermare che in tutto questi anni questa sensazione non è mai cambiata”.