“Questa storia è davvero tutto il male del mondo, e deve continuare a essere pubblica fino a quando non ci sarà giustizia”. La verità, ancora una volta, per Giulio Regeni. Jasmine Trinca, membro della giuria che assegnerà il Leone d’Oro, porta la causa del ricercatore italiano ucciso in Egitto nella più grande manifestazione cinematografica italiana. Fresca vincitrice del premio come miglior attrice di Un Certain Regard all’ultimo Festival di Cannes 2017 per Fortunata, la 36enne attrice, scoperta da Nanni Moretti con La stanza del figlio, è sbarcata al Lido di Venezia proprio nelle ore dell’apertura del Festival edizione numero 74, indossando al polso il braccialetto giallo con su scritto “Verità per Giulio Regeni”.

Ho chiesto io di poter portare con me il bracciale perché sento profondamente da cittadina e non solo da attrice il bisogno di continuare a testimoniare attenzione e voglia di giustizia per una storia orribile che non è di pochi ma è di tutti”, ha spiegato l’interprete di Miele e Il Caimano al fattoquotidiano.it, trovando un attimo di tempo tra le già fitte riunioni di giuria e le proiezioni dei film in Concorso a Venezia 74. Una giuria composta, oltre a Jasmine, da altre donne come Anna Mouglalis, Rebecca Hall, e della presidente Annette Bening e da David Stratton, Michel FrancoYonfan. Ed è proprio dalla vertiginosa altezza di chi giudicherà il miglior film del festival che la giovane artista italiana lancia un appello agli illustri colleghi, e non solo: “Siamo tutti coinvolti nella vicenda di Giulio ed è per questo che il bracciale non sarà solo con me o con gli altri giurati, o di chi avrà visibilità in questi giorni alla Mostra del cinema di Venezia, ma è al polso dei miei amici, di mia figlia”.

Un impegno ideale e ancor di più pratico, quello della Trinca sulla vicenda Regeni, che ha origine lontana e che si è ulteriormente affermato dopo le rivelazioni dell’inchiesta del New York Times pubblicate attorno a Ferragosto. Dalle colonne del NYT il giornalista Declan Walsh sostenne che il governo Renzi avesse avuto dagli Stati Uniti le prove dell’uccisione del ricercatore italiano da parte dei servizi egiziani. “Come ha detto la mamma di Giulio, rispetto a quello che è successo a Ferragosto, questa storia è davvero tutto il male del mondo, e deve continuare ad avere l’attenzione di tutti noi, deve continuare ad essere pubblica fino a quando non ci sarà giustizia – ha concluso l’attrice – dopodiché sarà sacrosanto riconsegnarla alle persone a cui purtroppo continuerà ad appartenere. Restituendo loro anche il diritto alla loro perdita”. Chissà che, seguendo l’esempio di Jasmine e della giuria, altri attori e addetti ai lavori non decidano di testimoniare per la ricerca della verità.