Nei prossimi giorni, forse già oggi, potrebbe essere inaugurato un progetto-pilota che la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli potrebbe inserire insieme all’obbligo scolastico fino a 18 anni. Gli studenti dell’istituto Domenico Zaccagna di Carrara infatti chiederanno al loro insegnante, il professor Manfredi Bianchi, di portarli ai piedi del Monte Sagro, della cui vetta il fulgido ingegnere si è impadronito per far sventolare – baciato dalla forza del vento – il labaro dell’incoercibile Repubblica Sociale Italiana. Arrivati lì, gli studenti potranno far finalmente sapere al professor Bianchi che ricorre proprio in questi giorni, di poco successivi all’invincibile scalata, il 73esimo anno da quando un reparto di nazisti – alleati dell’incoercibile Repubblica –trucidarono 173 abitanti di Vinca e di altri piccoli paesi intorno a Fivizzano, sulle Alpi Apuane, come Equi Terme e Monzone.

Gli studenti potranno raccontare al professor Bianchi – autoproclamatosi martire della libertà perché qualcuno gli fa notare che ha torto – anche che i nazisti delle SS arrivarono fino a quei paesi grazie ai fascisti che, come avevano già fatto dodici giorni prima a Sant’Anna di Stazzema, guidarono gli assassini attraverso i boschi.

Gli alunni, dopo aver regalato alcuni libri al professore ingegnere, potranno anche illustrare al loro insegnante il curriculum della 16esima divisione Panzergrenadier delle SS alla quale appartenevano i militari responsabili di quella strage delle Apuane. Tra le altre cose l’11 agosto del 1944 fecero 59 morti in provincia di Pisa, il giorno dopo 560 nella sola Sant’Anna, tra il 29 settembre e il primo ottobre altre 750. Gli studenti dell’istituto Zaccagna potranno rivelare al professore – che rimarrà stupefatto – che i militari tedeschi, spesso con la complicità dell’ultima risulta fascista, furono responsabili solo in Toscana di circa 190 stragi nei 6 mesi tra giugno e novembre del 1944. Uccisero, spesso in modo bestiale, 4mila persone, con una media di 27 al giorno: in grandissima parte non combattenti né partigiani, ma civili. Tra loro, potranno dire gli studenti al professore fedelissimo, c’erano soprattutto donne, vecchi e bambini. Solo a Sant’Anna di Stazzema i bimbi spezzati dalle mitragliette furono 130. Anna, la più piccola, aveva 20 giorni.

Gli studenti della scuola di Carrara si prenderanno poi qualche tempo per prendere appuntamento con la loro preside Marta Castagna. Le spiegheranno che da lei non volevano sentir dire che “come dirigente non devo riparare ad alcun gesto” e che “quello che fanno le persone a livello privato non ci riguarda”; quelle giustificazioni fregano davvero il giusto. Le ricorderanno che va anche bene rivendicare i lavori del suo istituto su Resistenza, Olocausto, stragi naziste, memoria. Ma le chiariranno che a loro non interessano le sanzioni che può fare o meno al suo insegnante, ma che vogliono essere rassicurati che quella del professore repubblichino è una posizione che la mette a disagio, falsificata dalla Storia, inaccettabile, che le fa schifo, sceglierà lei le parole più giuste per dirlo.

Gli studenti dello Zaccagna scriveranno poi a Giorgia Meloni, la presidente di Fratelli d’Italia, partito nel quale l’ingegnere nostalgico fu candidato, e le chiederanno se sarà mai possibile – per loro che si avviano o hanno superato già il 18esimo – votare a destra, destra vera, senza quella paccottiglia travestita da “memoria condivisa”. Il professor Bianchi, ricorderanno gli alunni dello Zaccagna alla Meloni, parla di “giuste ragioni dei vinti”, ma cosa c’è di giusto o di condiviso nella collaborazione nel rastrellamento di migliaia di ebrei e nella collaborazione delle principali bestialità che i tedeschi compirono in Italia?

I ragazzi potranno poi usare un’email o un messaggio su Facebook per comunicare con il Partito democratico che sostiene – fin dal suo segretario – il disegno di legge contro l’apologia del fascismo. Potranno dire cosa ne pensano: di andare avanti o al contrario che non ce n’è bisogno, che semmai servirebbe più scuola, più libri. Su questo il dibattito è aperto, tutte le idee sono legittime: non sarà uno scandalo se ci sarà la legge, consapevoli che non sarà sufficiente. Anzi, potranno scrivere al primo firmatario di quella legge, Emanuele Fiano, per dirgli che ciò che davvero importa loro è di sentire ancora una volta la storia di suo padre, Nedo, che a 19 anni fu preso dai nazisti – alleati con la Repubblica di Salò – e deportato ad Auschwitz insieme a tutta la famiglia, undici persone. Da Fiano potranno sentire che suo padre aveva la matricola A5405 e che quando il lager di Buchenwald – dove era stato trasferito – fu liberato lui aveva perso tutti. Potranno ringraziare, senza riuscire a farlo abbastanza, Nedo Fiano che – come altri in tutta Italia – per decenni ha parlato nelle scuole, nei convegni, nei teatri, nei circoli, alla tv, nei film per testimoniare che era tutto vero, che i nazisti alleati con i repubblichini furono davvero quello e non c’è niente da condividere, non c’è niente di giusto.

Infine gli studenti di Carrara potranno scrivere al presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e ai suoi predecessori Matteo Renzi, Enrico Letta, Mario MontiSilvio Berlusconi e Romano Prodi per sapere perché i governi italiani non hanno mai chiesto alla Germania di eseguire le 57 sentenze di condanna all’ergastolo che i tribunali militari hanno pronunciato nei confronti di ex ufficiali tedeschi responsabili degli omicidi di massa di civili inermi nel Centro Italia nel 1944. Il tempo passa e in vita, di quei 57, sono rimasti solo in (qui si possono leggere i nomi) tutti ultranovantenni che non hanno fatto un solo giorno di carcere. Di tutte queste pronunce, infatti, Berlino non ne ha eseguita nemmeno una. Ma non è mai successo niente in 15 anni. Per alcuni sono scattati anche i mandati di arresto europeo, ma la Germania o non ha mai risposto o ha risposto di no. In altri casi ha risposto che “non c’erano prove” nemmeno per un nuovo processo in Germania, sfiorando il ridicolo, visto che tra i condannati c’erano anche rei confessi.

Condannato all’ergastolo è per esempio Gerhard Sommer, 96, ex sottotenente ritenuto colpevole di aver coordinato la strage di Stazzema. Ma anche l’ex sergente delle Ss Wilhelm Kusterer, 95 anni, condannato proprio per la strage di Vinca, quella dimenticata dal professore di Carrara, ma anche per l’eccidio di Marzabotto. Per i paradossi della Storia Kusterer lo scorso anno fu insignito in Germania per il suo “impegno sociale”, medaglia poi ritirata proprio per la ribellione della comunità di Marzabotto: “Non sapevamo del suo passato” disse il sindaco. E’ “non sapere”, ancora una volta, il problema. Se sapesse, scriveranno gli studenti al loro prof, non direbbe quello che dice, non farebbe quello che fa.

Quando quell’armadio della Procura militare di Roma fu voltato dalla parte giusta, l’Italia aveva dovuto vivere un primo moto di vergogna e che si è aggiunta altra vergogna quando tra il 1994 e il 2000 i processi istruiti e terminati furono solo 4. E altra se ne produsse quando uno studio scoprì che 395 fascicoli dei 695 trovati nell’Armadio della Vergogna sono stati archiviati in fretta e furia, senza nemmeno l’apertura di un’inchiesta. 

Ora ci sarebbe da arrossire di nuovo se si chiedesse una nuova legge per chi vende un accendino con la faccia del Duce, mentre tra il 2003 e il 2013 diventavano definitive decine di sentenze mai eseguite. La magistratura militare – in particolare il procuratore Marco De Paolis che a queste storie ha dedicato la carriera e qualche tempo fa a Ilaria Lonigro confessò di sentirsi frustrato – ha fatto tutto ciò che poteva, fino all’ultimo timbro. Ma il suo lavoro rischia di essere utile per i libri di storia, quindi anche per il povero professore portabandiera, ma inutile per la giustizia di chi è ancora vivo.

Prima di una nuova legge, scriveranno gli studenti di Carrara forse già oggi, sarebbe bello se si partisse dal rispetto di quelle che ci sono già e sarebbe sufficiente applicare quelle, in nome del popolo italiano. Quello, sì, sarebbe patriottico.