L’ex cavaliere ed ex premier Silvio Berlusconi rilancia l’idea di una moneta nazionale parallela all’euro come cavallo di battaglia per fare vincere il centrodestra “moderato” (?) alle prossime elezioni, ovvero il fronte unito di Forza Italia con la Lega anti-immigrati di Matteo Salvini e i post-fascisti di Giorgia Meloni. In un suo intervento pubblicato sul quotidiano Libero del 20 agosto, Berlusconi ha annunciato: “Proponiamo un utilizzo interno della seconda moneta nazionale complementare all’euro per rilanciare i consumi e la domanda, che sono leve fondamentali per una crescita sostenibile e duratura del Paese”.

L’idea di emettere una moneta complementare per uscire dalla trappola della liquidità è ottima e innovativa. La proposta monetaria di Berlusconi per espandere l’economia e uscire dalla crisi può quindi battere quelle (ancora molto fumose) del Pd europeista, dei 5 Stelle di Beppe Grillo e della sinistra? In parte sì ma in gran parte no. La sua idea di moneta complementare (copiata assai malamente dalla proposta Micromega, tra i cui autori c’è anche il sottoscritto) è buona ma il suo progetto è sbagliato e concretamente inapplicabile. E’ così approssimato che, dopo l’annuncio di Berlusconi, lo spread (differenza di valore) tra gli interessi da pagare sui titoli di Stato italiani e quelli tedeschi è immediatamente aumentato; e che il portavoce dell’Unione Europea si è affrettato a dichiarare che “esiste una sola moneta legale nell’Eurozona, l’euro, e non ci possono essere eccezioni”.

Il problema è che Berlusconi ha presentato la sua proposta di moneta nazionale come se essa dovesse essere una nuova lira, una nuova moneta legale emessa dalla Banca d’Italia. Scrive Il Giornale di Silvio – anzi di Paolo –  Berlusconi in un articolo pubblicato il 20 agosto: “La proposta di due monete (una nazionale per le transazioni domestiche e una comune per le transazioni internazionali) si riferisce a una situazione in pratica simile a quella che avevamo negli anni 80 e 90 con la lira e con l’Ecu, ‘con una parziale riconquista della sovranità monetaria dello Stato’”.

Ma la Banca centrale europea ha il completo monopolio dell’emissione monetaria nell’Eurozona. Creare – come propone il Berlusca – una nuova moneta italiana è illegale e ci porterebbe immediatamente fuori dall’euro. Cioè proprio quello che Berlusconi non vuole (a differenza della Lega). La sua proposta è quindi demagogica e inapplicabile.

Tuttavia il governo e il Parlamento italiano potrebbero invece emettere legalmente titoli di Stato che in pratica funzionerebbero da moneta. Però è necessario che questi titoli di Stato non aggravino il rapporto debito/PIL. Questo è appunto il contenuto della proposta per superare finalmente la crisi italiana. Dentro l’euro ma anche oltre l’euro.

Il progetto prevede che lo Stato emetta in tre anni alcune decine di miliardi di euro di Titoli di Sconto Fiscale. I TSF sono titoli negoziabili utilizzabili per godere di sconti fiscali dopo 2-3 anni dall’emissione. I TSF rappresentano però subito denaro sonante per gli assegnatari perché si possono immediatamente convertire in euro sui mercati finanziari, proprio come i Bot e i Btp e qualsiasi altro titolo di Stato.

I TSF saranno assegnati gratuitamente – e questa è la vera e grande novità – a famiglie, imprese ed enti pubblici. Però saranno utilizzabili per ottenere sgravi fiscali solo dopo due o tre anni. Per esempio, a gennaio 2018 si potranno emettere TSF che saranno utilizzabili per lo sconto fiscale solo a partire da gennaio 2020-21 (quindi due/tre anni dopo la loro creazione). Al momento dell’emissione i TSF non aumentano il debito pubblico – a differenza dei Bot e dei Btp – perché non c’è esborso di cassa e non saranno rimborsabili in euro. Alla scadenza dei TSF, dopo due/tre anni dall’emissione, grazie all’aumento generalizzato della capacità di spesa, il Pil aumenterà in misura tale da incrementare gli introiti fiscali. Così, grazie al moltiplicatore dei redditi, si compenserà il deficit pubblico che altrimenti si creerebbe con l’utilizzo dei TSF. Insomma: grazie alla ripresa della produzione, i TSF si autoripagheranno e il rapporto debito/Pil scenderà. Il concetto è semplice: se dai da bere a chi sta morendo di sete, questi può ricominciare a lavorare e ti ripaga dell’acqua.

Alle aziende i TSF verranno assegnati per ridurre il cuneo fiscale. Così migliorerà la loro competitività e si manterrà in equilibrio la bilancia commerciale con l’estero. Alle famiglie i TSF saranno attribuiti in proporzione inversa al reddito, privilegiando i ceti sociali disagiati e i lavoratori a basso reddito. Lo Stato potrà pagare in parte i suoi fornitori con TSF e potrà avviare un Piano del Lavoro finalizzato a realizzare infrastrutture immateriali (ricerca, scuola e università, etc.) e materiali (per esempio, opere di riassetto del territorio, risparmio energetico, ecc). Grazie ai nuovi titoli/moneta la sovranità, la democrazia e l’unità nazionale si rafforzeranno enormemente. E’ quindi auspicabile che non solo Berlusconi proponga l’emissione di una nuova quasi-moneta fiscale.